E' la sfida finale tra Julian Assange e Barack Obama in procinto di lasciare la Casa Bianca. A lanciarla è la stessa organizzazione WikiLeaks dal suo profilo Twitter. Il fondatore Assange sarebbe disposto a consegnarsi alle autorità di Washington, ma solo in cambio di una grazia concessa dal presidente americano uscente a Chelsea Manning, all'anagrafe Bradley, il soldato transgender che sta scontando dal 2010 una pena di 35 anni negli Usa per aver rivelato informazioni segrete sia militari che diplomatiche tramite il sito creato dall'attivista australiano.

 

 

Un colpo di scena nella vicenda di Assange, che vive dal 2012 come rifugiato politico nell'ambasciata dell'Ecuador a Londra per sfuggire all'estradizione in Svezia (dove è accusato di violenza sessuale) e al rischio di finire in un carcere degli Stati Uniti, per il ruolo svolto dalla sua organizzazione nei tanti 'leaks' che hanno imbarazzato Washington. Viene quindi giocata da WikiLeaks la carta di Manning, anche forse per allontanare le tante accuse sul sito che in passato non avrebbe difeso in modo adeguato fonti e informatori.

 

Anche da Snowden un appello per Manning - Non è un caso che nel 2013 Edward Snowden, ex analista della Cia diventato la 'talpa' del Datagate, abbia preferito lavorare con un gruppo selezionato di reporter per la diffusione di documenti sul sistema di sorveglianza del grande orecchio dell'Nsa. Ma anche Snowden ieri ha lanciato un appello ad Obama per la liberazione di Manning, che per due volte nel 2016 ha tentato il suicidio e ha fatto lo sciopero della fame nel tentativo di avere la copertura finanziaria dall'esercito per pagare le spese necessarie a cambiare sesso. "Solo lei può salvare la sua vita", ha dichiarato l'ex analista.

 

La difesa di Assange - Secondo alcuni media Usa, fra cui Nbc News, il presidente uscente avrebbe in lista il militare transgender per una commutazione di pena ma per ora è necessario usare il condizionale. Intanto Assange cerca di mantenere alta l'attenzione sul suo caso, che negli ultimi mesi ha avuto qualche sviluppo. A novembre i procuratori di Stoccolma lo hanno interrogato in ambasciata e lui ha poi pubblicato online la deposizione nella quale si dichiara del "tutto innocente" dalle accuse di stupro e abusi sessuali, e afferma di essere stato sottoposto a un trattamento "crudele, disumano e degradante". Mentre nel tweet di Wikileaks ribadisce l'"incostituzionalità" dell'azione avviata dal Dipartimento della Giustizia Usa contro di lui.