Joseph Stiglitz, premio Nobel per l’economia e voce della sinistra liberal americana, ripete come un mantra che occorre aumentare la tassazione sugli immobili, specie quelli sfitti, se si vuole evitare un’altra bolla immobiliare. Il rischio di un nuovo crack del mercato del mattone è tra i principali timori della classe media americana ancora ferita dalla crisi del 2008 e disorientata davanti al vuoto programmatico dei candidati alla Casa Bianca, Hillary Clinton e Donald Trump (LO SPECIALE).

 

 

Boom del mattone - A livello nazionale i prezzi degli immobili crescono oggi a una velocità del 5% su base annua. E anche con un rialzo dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve il costo dei mutui rimarrà a livelli storicamente molto bassi. «Il trimestre scorso siamo arrivati a un tasso di “home ownership”, ovvero di casa abitate dai proprietari, del 62,9% il più basso dal 1965, il che significa che la domanda è sostenuta dagli acquisti di immobili a scopo di investimento», spiega Riccardo Ravasini, broker immobiliare di Rava Realty.

Investimenti, occorre precisare, compiuti spesso da cittadini privati che vogliono acquistare una seconda casa per i figli o un appartamento di villeggiatura. Ma non di rado si tratta di operazioni di leverage, ovvero tramite prestiti (a basso costo), compiute da professionisti della speculazione che comprano e vendono per far cassa. Operazioni queste che spingono i prezzi degli immobili artificiosamente verso l’alto.

Alcuni ritengono che i sintomi siano simili a quelli del 2007-2008 quando il buco dei subprime, i muti ad alto rischio, portò allo scoppio della bolla immobiliare e all’inizio della grande crisi. A perdere di più furono soprattutto i piccoli proprietari che, spinti dalla paura, hanno svenduto le loro abitazioni mentre gli «squali» della speculazione acquistavano case messe in vendita anche ad un solo dollaro, come è capitato in più di un caso a Deotrit.

 

 

La paura di un’altra bolla immobiliare - «La bolla immobiliare esiste e come - sostiene Ken Polcari, un veterano di Wall Street - specie in certe zone degli Stati Uniti, nelle grandi città ad esempio. A New York, Miami, Chicago, Los Angeles e Boston, i prezzi hanno preso il volo e questo perché la domanda è sostenuta dal basso costo dei mutui. Il rischio è che si inneschino meccanismi pericolosi, ecco perché la Fed deve intervenire tempestivamente».

Donald Trump da parte sua predica la deregolamentazione estrema del mercato del mattone col rischio di creare un livello di indebitamento insostenibile per le casse federali. Alcuni temono che il mercato immobiliare Usa rischi di finire in bancarotta come i suoi investimenti ad Atlantic City.

«Hillary - conclude Ravasini - è vista da molti, anche da una buona parte di repubblicani come una candidata che può mantenere la stabilità e la continuità di un mercato che da tempo sta andando bene».