L’accordo di Parigi per la lotta al surriscaldamento globale entrerà in vigore il 4 novembre, come ha annunciato l’Agenzia per il cambiamento climatico delle Nazioni Unite. Discusso fra novembre e dicembre del 2015 nella conferenza Cop 21 e ratificato dal Parlamento Europeo il 4 ottobre, l’accordo punta a contenere l’aumento della temperatura su scala mondiale.

 

Gli Stati coinvolti – L’accordo di Parigi può entrare in vigore perché è stato ratificato da almeno 55 paesi che complessivamente producono almeno il 55% delle emissioni mondiali dei “gas serra”, responsabili del riscaldamento del pianeta. Questa soglia è stata raggiunta con l’adesione dei membri dell'Unione Europea, dopo che Stati Uniti e Cina (responsabili da soli del 38% delle emissioni) avevano ratificato l’accordo alla vigilia del G20 di settembre e che l’India aveva dato il suo Ok il 2 ottobre. “È un passo storico”, ha commentato il segretario generale dell'Onu, Ban Ki Moon. Mentre per Barack Obama “l’accordo di Parigi non risolve da solo il problema del clima, ma è la scelta migliore per salvare il pianeta”.

 

Gli obiettivi –Il punto principale del documento di 31 pagine redatto durante la Cop 21 riguarda il contenimento del surriscaldamento globale: negli anni a venire non si dovrà sforare il tetto dei 2°C e anzi vengono chiesti ai Paesi firmatari sforzi per limitare l’aumento della temperatura a 1,5° C entro il 2100. Una regolamentazione necessaria visto che, secondo uno studio di esperti in materia, la Terra ha raggiunto la temperatura più alta da 115mila anni a questa parte.

 

Metodo e controlli – Il modo per diminuire il surriscaldamento è il taglio delle emissioni di gas serra il prima possibile: tra il 2018 e il 2020 dovrà cominciare la riduzione, per arrivare nella seconda parte del secolo a una produzione così bassa da essere assorbita dall’ecosistema. Ogni 5 anni verranno fatti dei controlli della situazione tramite nuove conferenze. Non è invece stata fissata alcuna data per l’azzeramento totale delle emissioni, scelta che ha portato alle critiche di Greenpeace e di altre Ong ambientaliste.

 

Energia pulita – Per abbassare le emissioni sarà necessario sostituire progressivamente le fonti di energia: petrolio e soprattutto carbone dovranno lasciare spazio alle energie rinnovabili. A partire dal 2020 i Paesi di vecchia industrializzazione come Usa, Germania e Regno Unito erogheranno complessivamente 100 miliardi di dollari per diffondere le tecnologie verdi: ai progetti potranno contribuire anche fondi e investitori privati e ci sarà un meccanismo di rimborsi per compensare le perdite finanziare dovute ai cambiamenti climatici nei Paesi geograficamente più esposti.

 

Critiche all’accordo – L’accordo di Parigi presenta comunque alcuni punti di discussione. Le critiche principali riguardano l’autocertificazione di ogni paese nei controlli delle emissioni. E poi c'è la questione delle “emissioni internazionali”: nessuno Stato vuole conteggiare come propri i gas prodotti da aerei e imbarcazioni in partenza o in arrivo sul proprio territorio. Secondo alcuni scienziati, inoltre, è rischioso prorogare al 2018 l’attuazione delle riduzioni: aspettando altri due anni potrebbe essere difficile raggiungere gli obiettivi dell’accordo.