Allarmi inascoltati. E’ questo ciò che emergerebbe dalle indagini sulla strage in Belgio. Anche l’Fbi, infatti, lanciò l’allarme sui fratelli El Bakraoui. A quanto si apprende, il 16 marzo, sei giorni prima degli  attentati di Zaventem e Molenbeek (LE FOTO), il Federal Bureau of Investigation trasmise alla polizia olandese informazioni sui precedenti penali e sul passato di  estremisti dei fratelli Ibrahim e Khalid El Bakraoui. Il giorno dopo, furono stabiliti "contatti tra le polizie belga e olandesi".

 

Le vittime sono 32 - Nel frattempo è stato rivisto ancora una volta il bilancio delle vittime degli attacchi: 32, e non 35, le vittime, tutte identificate.

 

Nyt: network kamikaze in Europa già dal 2014 – Tornando al fronte delle indagini, invece, il New York Times, che cita fonti di intelligence e giudiziarie europee e statunitensi, riferisce che i jihadisti dell’Isis erano presenti in Europa all’inizio del 2014, mesi prima che Abu Bakr al Baghdadi proclamasse la nascita del Califfato.

 

Attacco museo ebraico - Tra gli attacchi compiuti per “testare” la capacità di reazione delle forze di sicurezza, viene annoverato al network terroristico l'assalto al museo ebraico di Bruxelles del maggio 2014 (4 morti), 'derubricato' dalle autorità come il gesto compiuto da uno squilibrato.

Col passare delle ore, inoltre, emergono sempre più nitidamente i confini di quella che può essere definita la rotta italiana. I terroristi di Parigi e Bruxelles sono infatti passati anche per il nostro Paese.

 

 

 

Terrorista usò identità di un calciatore - Khalid El Bakraoui, kamikaze nella metro della capitale belga, il 23 luglio aveva dormito a Treviso mentre viaggiava verso Atene. Come rivelato da fonti di Sky TG24, Bakraoui avrebbe anche usato l'identità dell'ex calciatore dell'Inter Ibrahim Maaroufi per affittare una casa a Charleroi.

 

 

La rotta italiana  - Il primo agosto Abdeslam Salah, mancato kamikaze a Parigi, si era invece imbarcato a Bari per la Grecia e era poi passato dal capoluogo pugliese per tornare in Belgio. A Salerno, invece, è stato arrestato il 26 marzo un algerino accusato di aver fornito documenti falsi agli attentatori: si proclama innocente, ma il Belgio ha chiesto l'estradizione. Uno dei due arrestati in Germania, infine, per legami con i terroristi ha vissuto per sette anni nel bresciano.

 

L'uomo col cappello -  Ed è ancora caccia all'uomo col cappello ritratto nelle immagini a circuito chiuso filmate nell'aeroporto di Bruxelles prima degli attentati. Faycal Cheffou, infatti, è stato rilasciato: non c'erano prove che lo colleghino al terzo uomo. Le accuse di terrorismo, però, restano a suo carico. "Cheffou si è detto completamente innocente, contro l'Isis e assicura di non aver alcun legame con gli attentatori di Bruxelles" fa sapere il suo legale.