32 morti e 300 feriti, questo l'ultimo bilancio degli attentati a Bruxelles. In 61 sono in condizioni molto gravi e si trovano nei reparti di terapia intensiva; 4 le persone in coma. A questo, si aggiunge un altro terribile particolare: restano estremamente difficili le operazioni di riconoscimento delle vittime degli attentati.

 

E aumenta di ora in ora rischio che almeno alcuni dei 32 morti possano restare senza un nome. Agli ordigni i terroristi avevano aggiunto chiodi e viti per aumentarne al massimo gli effetti distruttivi. "Le ferite più gravi sono le ustioni provocate da una forte esplosione e dalle schegge di metallo", ha spiegato il ministro della Salute belga Maggie De Block.

 

 

Se esiste  un elenco di "dispersi", il cui numero corrisponde a quello dei corpi trovati, le autorità competenti hanno confermato che l'identificazione ufficiale non è stata completata per nessuno di loro. I parenti di alcune vittime (la donna peruviana morta all'aeroporto, i due belgi e la cittadina marocchina della metropolitana) hanno già comunicato la loro scomparsa, ma tutti gli altri sono in attesa di un'identificazione certa prima di diffondere i nomi. Tutte le famiglie che non hanno notizie di un loro congiunto dopo la ricerca negli ospedali sono accolti all'ospedale militare di Neder-Over-Heembeek dove si trovano i resti delle vittime. A procedere ai tentativi di identificazione è la squadra della Dvi, Disaster Victims Identification, che utilizza elementi forniti dai parenti, assistiti anche da una squadra di psicologi.