Nonostante il ritiro del grosso del proprio contingente militare, annunciato ieri a sorpresa dal presidente Vladimir Putin, la Russia in giornata ha lanciato nuovi bombardamenti con aerei ed elicotteri in Siria, martellando in particolare i dintorni di Palmira, l'antica città nel deserto centrale caduta nel maggio 2015 nelle mani delle milizie dello Stato Islamico, di cui sono state prese di mira le postazioni: lo ha riferito l'Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, organizzazione dell'opposizione non radicale in esilio con sede a Londra, secondo cui gli attacchi "hanno permesso di avanzare all'Esercito governativo, che ormai si trova appena 4 chilometri a sud e a ovest" del centro urbano.
Mosca aveva comunque avvertito che il suo disimpegno non sarebbe stato totale, e che in particolare non si sarebbero fermati i raid, iniziati il 29 settembre scorso.

Tutto questo nel giorno in cui ricorre il quinto anniversario dall'inizio di un conflitto che ha causato quasi mezzo milione di morti e distrutto un Paese.

 

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