"Tutte le piste restano aperte" nel caso della morte di Giulio Regeni, il ricercatore italiano scomparso al Cairo il 25 gennaio scorso e ritrovato cadavere il 3 febbraio nella periferia della megalopoli egiziana. E' stato il procuratore di Giza, Ahmed Nagui, a rivelare i primi dettagli dell'incontro di oggi nella capitale egiziana tra il procuratore di Roma, Giuseppe Pignatone, e il procuratore generale egiziano, Nabil Sadeq: i colloqui "sono stati positivi", non sono "emersi elementi negativi". Le due procure, ha assicurato Nagui, "hanno lo stesso obiettivo, quello di trovare i responsabili".

 

Il comunicato ufficiale recita che nell'incontro le parti "hanno scambiato importanti informazioni" e si sono dette d'accordo per "incrementare la reciproca cooperazione per definire la realtà dei fatti e arrivare a individuare i responsabili" della morte del ricercatore italiano. Il comunicato è firmato da Pignatone e Sadeq. Il magistrato egiziano, secondo quanto si è appreso, ha inoltre riconosciuto la "rettitudine" della condotta di Regeni durante la sua permanenza in Egitto dopo le equivoche ricostruzioni di stampa nei giorni successivi alla morte di Giulio.

La Procura generale egiziana ha quindi avocato a se' la titolarità piena nelle indagini, finora condotte da quelle di Giza, e a breve ci sarà a Roma un incontro tra le polizie del Cairo e quella italiana.