Giulio Regeni sarebbe morto il giorno prima che il suo cadavere fosse ritrovato lungo una strada alla periferia del Cairo, il 3 febbraio scorso. A dirlo è il direttore della Procura egiziana di Giza, Hossam Nassar parlando con "Agenzia Nova" . Il magistrato egiziano ha poi sostenuto che molte delle lesioni riscontrate sul corpo del giovane ricercatore italiano, sarebbero state effettuate durante la prima autopsia eseguita in egitto e non sarebbero dovute a torture. Nassar ha ipotizzato che "i tagli alle orecchie e sul corpo a cui si riferiscono i media italiani siano stati effettuati durante l'autopsia per prelevare dei campioni".  

Il magistrato egiziano ha poi affermato di aver inoltrato alle autorità italiane la richiesta per poter interrogare un non meglio identificato "amico italiano di Regeni", di nome Francesco, rimpatriato l'8 febbraio. Nassar ha aggiunto che l'ultimo segnale dal telefono cellulare del ragazzo è stato registrato all'interno della stazione metropolitana di Doki, vicino alla sua abitazione, dove si trovava per dirigersi probabilmente verso le stazioni di Mohamed Naguid o Attaba, rispettivamente tre e quattro fermate dopo, vicino a piazza Tahrir. Poi, la scomparsa.