Gino Pollicardo e Filippo Calcagno, i due tecnici italiani liberati in Libia, hanno lasciato Sabrata per raggiungere Mellitah. Nelle prossime ore è atteso il loro arrivo in Italia.
“Stiamo bene ma non possiamo parlare”. Così Filippo Calcagno a Sky TG24. Si indaga sul loro rilascio e si indaga soprattutto sull'uccisione dei loro colleghi, Fauso Piano e Salvatore Failla.

 

 

 

La Procura indaga per omicidio - Insieme agli ex ostaggi, gli apparati di sicurezza italiani puntano anche a riportare in patria i corpi di Failla e Piano. La procura di Roma, che indaga per omicidio, ha disposto l'autopsia che potrebbe dare risposte importanti sulla dinamica di quanto accaduto.  "I corpi dei due ostaggi italiani uccisi si trovano a Sabrata a causa dell'autopsia. Per loro ci sono delle procedure in corso" ha detto all'ANSA il presidente del Consiglio municipale di Sabrata, Hussein al-Zawadi.
Il pm Sergio Colaiocco sentirà naturalmente - una volta rientrati - Pollicardo e Calcagno.

 

La moglie di Failla: "Liberati con sangue mio marito" - Dure parole arrivano intanto da Rosalba Failla, moglie di Salvatore. "Lo Stato italiano ha fallito: la liberazione dei due ostaggi è stata pagata con il sangue di mio marito" dice attraverso il suo legale Francesco Caroleo Grimaldi. "Se lo Stato non è stato capace di riportarmelo vivo ora almeno non lo faccia toccare in Libia, non voglio che l'autopsia venga fatta lì. Voglio che il corpo rientri integro e che l'autopsia venga fatta in Italia".

 

Quella data sul bigliettino - Un altro giallo riguarda il biglietto di Gino Pollicardo, nel quale ha annunciato di essere libero, insieme al collega. "Oggi 5 marzo siamo liberi e stiamo discretamente fisicamente, ma psicologicamente devastati", scrive il tecnico, mentre invece ieri era il 4 marzo. La liberazione doveva forse avvenire oggi ed è stata anticipata per qualche motivo? E' un ulteriore punto su cui fare luce.

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