Nessun mandato d’arresto, come era stato detto in un primo momento, per Lula: per l’ex presidente brasiliano un “accompagnamento coatto” a deporre su un caso di presunta corruzione. L’ex capo di Stato, i cui uffici e l’abitazione sono stati perquisiti dalla polizia, non è in stato di fermo né di arresto. Dopo l’interrogatorio è stato rilasciato e accompagnato nella sede del Partito del lavoratori, nel centro di San Paolo: “Non ho nulla da temere perché non ho fatto niente di male. Se i magistrati mi avessero mandato a chiamare sarei andato, come ho fatto lo scorso 5 gennaio a Brasilia, e si sarebbe evitata questa operazione inutile e spettacolare, questo show”, ha detto Lula.

Lo scandalo -
L’ex presidente è stato ascoltato nell'aeroporto Congonhas di San Paolo nell’ambito dello scandalo Petrobras. L'inchiesta prende il nome dal colosso petrolifero statale che ha distribuito oltre 2 miliardi di dollari in tangenti a politici del Partito dei Lavoratori, di cui Lula è stato leader. L'ipotesi è che Lula, quando era alla guida del Paese, tra il 2003 e il 2010, abbia appunto tratto benefici dallo schema corruttivo che vedeva al centro il colosso energetico brasiliano, ottenendo vantaggi per se stesso, il suo Partito dei Lavoratori, o anche per il suo governo. A fare il nome di Luiz Inacio Lula da Silva e del suo successore, l’attuale presidente della Repubblica Dilma Rousseff, era stato un senatore del Partito dei lavoratori (Pt, di sinistra) al governo, Delcidio Amaral. "Ci sono elementi di prova che Lula abbia ricevuto denaro", hanno detto gli inquirenti.