"Stiamo bene ma psicologicamente devastati, vogliamo tornare a casa". Sono le prime parole da uomini liberi di Gino Pollicardo e Stefano Calcagno, i tecnici della Bonatti rapiti otto mesi fa in Libia insieme con altri due colleghi, Fausto Piano e Salvatore Failla, che invece sono rimasti uccisi mercoledì. Adesso Pollicardo e Calcagno sono al sicuro, in attesa di un rapido rimpatrio. Non è chiaro se i due si siano liberati da soli o dopo un blitz di milizie locali di Sabrata contro un gruppo jihadista. Numerosi sono i punti oscuri sulla dinamica che ha portato alla fine della loro prigionia, come anche alla tragica morte di Salvatore Failla e Fausto Piano.

Liberi e psicologicamente devastati -
La notizia della liberazione dei due italiani, diffusa da Domenico Quirico a La Stampa e poi confermata a Sky TG24 da Nancy Porsia, è stata confermata in tarda mattinata dalla Farnesina. Prima ancora erano arrivate le parole del figlio di Gino Pollicardo a sciogliere ogni dubbio. "È finita, è finita", aveva detto Gino jr. "L'ho sentito al telefono", aveva aggiunto la moglie, Ema Orellana. "Mio padre - aveva detto invece Gianluca Calcagno - al telefono non ci ha raccontato nulla della prigionia. Dalla voce ho sentito che stava bene, ma so che è un grande camuffatore, sa non trasmettere alla famiglia le sue paure, l'ha imparato da questo lavoro". E ancora: "Siamo addolorati per gli altri due colleghi". Poi sono arrivati anche un video e una foto pubblicati dal Sabratha Media Center con le parole di Pollicardo: "Sono con il mio collega Filippo Calcagno e oggi 5 marzo 2016 (4, ndr) siamo liberi e stiamo discretamente fisicamente, ma psicologicamente devastati. Abbiamo bisogno di tornare urgentemente in Italia". Il loro rientro sarebbe previsto per domani. Saranno "restituiti all'Italia una volta terminati gli interrogatori", ha riferito all'Ansa il capo del Consiglio militare di Sabrata Altaher Algrabli.

Le due vittime - Diversa, purtroppo, la sorte toccata a Fausto Piano e a Salvatore Failla. Come riferito dalla Farnesina i nostri connazionali sarebbero stati uccisi e i loro corpi riconosciuti attraverso alcune immagini che ritraggono "le vittime di una sparatoria nella regione di Sabrata". Secondo Altaher Algrabliha i corpi dei due italiani arriveranno domani a Tripoli, dove saranno "terminate le autopsie e le altre procedure". Le salme "saranno rimpatriate nel più breve tempo possibile", ha aggiunto. Tanti i dubbi da chiarire. Risposte importanti dovrebbero arrivare dall'autopsia disposta dalla Procura di Roma e dalle parole dei due colleghi sopravvissuti.