Accordo nell'Unione Europea sul futuro della Gran Bretagna, ma è stallo sui migranti. Vienna avvia la stretta sui profughi nonostante lo scontro con l'Europa, Berlino la mette in guardia sulle misure unilaterali che rischiano di ricadere “sulle spalle dei tedeschi”, mentre Ungheria e Polonia denunciano il "ricatto politico" di Matteo Renzi sul taglio di fondi strutturali europei a quei Paesi, soprattutto dell'Est, che bloccano i ricollocamenti. In questo clima si è svolta la seconda giornata del vertice europeo, dedicata principalmente al negoziato per evitare la Brexit ma durante la quale sono continuati a serpeggiare forti malumori tra i 28 sulla crisi dei rifugiati.

Tusk: accordo unanime su Brexit -
In serata arriva però l'ufficialità dell'accordo per evitare l'uscita della Gran Bretagna dall'Ue. "Accordo. Sostegno unanime per il nuovo assetto del Regno Unito nell'Ue", ha annunciato il presidente del Consiglio Donald Tusk in un tweet.


Caso Austria, la Germania alza la voce - Alla cena di giovedì dei leader Ue si è consumato un duro scontro sul giro di vite dell'Austria, con Bruxelles che ha definito "illegali" le misure sui tetti giornalieri sull'accoglienza e sul transito dei richiedenti asilo. E venerdì il ministro dell'Interno tedesco Thomas de Maiziere ha avvertito che Berlino non resterà a guardare e ha minacciato generiche "conseguenze" se a uscirne danneggiata sarà la Germania.

Budapest: "Quello di Renzi è un ricatto" - Dura la risposta dei governi ungherese e polacco, invece, alle parole di Renzi sulla possibilità di tagliare i fondi. "E' un ricatto politico" afferma il portavoce del governo di Viktor Orban, Zoltan Kovacc.  L'Ungheria, ha ribadito il portavoce , si oppone al sistema di quote per la ridistribuzione dei profughi all'interno dell'Unione europea.

Vienna difende la sua scelta
- L'Austria difende intanto la propria scelta di limitare l'accesso a ottanta richiedendi asilo al giorno e per bocca del suo cancelliere Werner Faymann ricorda che quest'anno 2abbiamo deciso di accogliere 37500 richiedenti asili". "Se ogni paese decidesse la stessa in linea" in proporzione alla popolazione "potremmo distribuire oltre 2 milioni di rifugiati" sottolinea il politico socialista. "Siamo un paese che è sempre stato molto europeista, che ha anche sempre dato aiuto quando necessario, nella crisi ungherese, nella vecchia crisi jugoslava. L'anno scorso abbiamo preso 90mila persone. Ora non abbiamo detto che per questo non prenderemo nessuno quest'anno. Abbiamo detto che ne prendiamo oltre 37mila, il resto spetta agli altri".