Dopo le scintille tra Stati Uniti e Russia alla conferenza di Monaco sulla crisi siriana, a stemperare i toni arriva un colloquio telefonico tra Barack Obama e Vladimir Putin. Il presidente americano e quello russo, riferisce prima l'agenzia Interfax e poi una nota della Casa Bianca, hanno sottolineato la necessità di stabilire stretti contatti di lavoro tra il ministero della Difesa russo e il dipartimento della Difesa statunitense per combattere l'Isis. Secondo i due leader, inoltre, è necessario intensificare la cooperazione tra le rispettive agenzie ed altre strutture per implementare l'accesso umanitario alle aree assediate in Siria e dare il via a una tregua su scala nazionale.

Usa: Mosca cessi bombardamenti contro ribelli –
Gli Stati Uniti, inoltre, hanno chiesto a Mosca di fermare i bombardamenti contro l'opposizione moderata al regime di Bashar al Assad. Richiesta simile è arrivata dalla Francia alla Turchia: interrompa i bombardamenti nel nord della Siria contro le forze curdo-siriane del Pyd. In un comunicato, il governo di Damasco ha accusato Ankara di aver “colpito con la sua artiglieria le postazioni dell'Esercito siriano nel nord della provincia di Aleppo” e di dare, così, un “sostegno diretto al terrorismo”. Poi, in una lettera all'Onu, ha aggiunto: "12 pickup armati e circa 100 militari turchi sono entrati nelle ultime 24 ore nel nostro territorio nei pressi del valico di Bab al-Salameh".

Tensione a Monaco – A Monaco di Baviera, sede del  vertice internazionale sulla crisi del Paese mediorientale, i toni erano tornati ad alzarsi dopo un faccia a faccia tra il segretario di Stato John Kerry e il ministro degli Esteri Lavrov. Washington ha prospettato un intervento di truppe di terra se non saranno rispettati i patti, mentre Mosca ha evocato una nuova Guerra fredda. Anche Turchia e Arabia Saudita si sono dichiarate pronte all'invio di truppe di Terra. Ma l’Iran frena: “Non lasceremo che la situazione in Siria vada come vogliono le nazioni ribelli, prenderemo le misure necessario in tempo”, ha detto il vice capo di Stato maggiore iraniano, Masoud Jazayeri.