Il direttore della procura di Giza, Hossam Nassar, ha ordinato l'esame dei filmati delle telecamere a circuito chiuso attive nelle zone visitate dal giovane ricercatore italiano Giulio Regeni il giorno della sua scomparsa, lo scorso 25 gennaio. Secondo quanto riferito dal funzionario all'Agenzia Nova, i filmati potrebbero far luce sulle testimonianze emerse in questi giorni riguardo al fermo subito dal giovane da parte di membri delle forze di sicurezza nell'area di piazza Tahrir. Nell'intervista, Nassar ha aggiunto che la procura ha ricevuto venerdì il rapporto riguardante l'autopsia redatto dall'Autorità di medicina legale al Cairo. Proprio venerdì sono filtrate indiscrezioni anche sulla stampa egiziana - per esempio sul quotidiano egiziano al Shouroq vicino all'opposizione - con i presunti dettagli dell'autopsia, secondo cui sui genitali del giovane vi sarebbero segni e bruciature di elettrodi.

Una videocamera avrebbe ripreso il fermo di Regeni - Nella notte in cui scomparve, Giulio Regeni avrebbe lasciato il suo appartamento e visitato almeno quattro negozi forniti di telecamere di sorveglianza. Tuttavia il giorno del ritrovamento del corpo, lo scorso 3 febbraio, nessuna autorità avrebbe fatto esplicita richiesta ai proprietari degli esercizi commerciali di fornire i filmati. Un testimone oculare ha dichiarato ai media locali che un filmato mostrerebbe Regeni fermato e preso in custodia da due uomini, ritenuti agenti delle forze di sicurezza egiziane.

Proteste contro la brutalità della polizia
- Lo scorso 12 febbraio migliaia di persone sono scese in piazza al Cairo per protestare contro il brutale trattamento di due medici da parte della polizia nell'ospedale del quartiere di Matariya avvenuto lo scorso mese. Proteste sono state organizzate anche nei pressi della sede del Parlamento egiziano, dove venerdì il presidente egiziano Abdel Fatah al Sisi ha tenuto il primo discorso al Parlamento dopo le elezioni legislative dello scorso dicembre.

Il ministro degli Esteri egiziano: "Nessun problema con l'Italia" - In questi giorni il ministro degli Esteri egiziano, Sameh Shoukry, in un'intervista all'emittente radio nazionale ha parlato dei contatti avuti con il governo italiano, precisando che "non vi è alcuna speculazione o accusa" circa il coinvolgimento di forze di sicurezza egiziane nel caso del ricercatore italiano. "È sconcertante se ci dovesse essere questa impressione", ha detto il ministro. "Abbiamo una grande popolazione egiziana, popolazione espatriata, in Italia e si trova ad affrontare casi di arresti per crimini ogni giorni. Se dovessimo ipotizzare che tale attività criminale è in qualche modo legata al governo italiano, sarebbe molto difficile condurre relazioni internazionali".