Non è durato molto l'ottimismo per l'annuncio di un cessate il fuoco da parte di Usa e Russia a partire dal 19 febbraio in Siria. Sono stati i toni bellicosi a dominare, con Washington che ha prospettato un intervento di truppe di terra e Mosca che, dal canto suo, ha evocato lo spettro di una nuova "Guerra fredda". Turchia e Arabia Saudita, invece, si dichiarano pronte ad inviare i propri soldati.

 

Avanzata esercito siriano - Nel frattempo, l'esercito siriano ha continuato la sua avanzata da Nord verso la città di Aleppo, in un'offensiva sostenuta da massicci bombardamenti russi. Mentre a Est della stessa Aleppo, i jihadisti dell'Isis rimangono per ora indisturbati.

  

 

Usa-Russia - A Monaco, invece, dove le trattative si svolgono a margine dell'annuale Conferenza sulla sicurezza, il segretario di Stato americano John Kerry e il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov si sono incontrati in un faccia a faccia al termine del quale Kerry ha detto che gli Usa continueranno a lavorare perché entri in vigore la  tregua prevista a partire dal 19 febbraio. Mentre Lavrov ha stimato al "49 per cento" le possibilità che l'iniziativa abbia successo.

 

Kerry prospetta truppe di terra – E se da una parte il presidente siriano Bashar al Assad afferma che le sue truppe continueranno a combattere "fino alla vittoria", la risposta degli Usa è ancora più dura: "Se Assad - ha avvertito Kerry - non terrà fede agli impegni presi e l'Iran e la Russia non lo obbligheranno a fare quanto hanno promesso, la comunità internazionale non starà certamente ferma a guardare come degli scemi: è possibile che ci saranno truppe di terra aggiuntive".  Poi, ha intimato a Mosca di fermare le bombe “volte a colpire la legittima opposizione siriana". Stesso monito era arrivato dal premier francese Manuel Valls: "Per ottenere la pace in Siria la Russia deve cessare i bombardamenti della Russia alla popolazione" aveva detto qualche ora prima.

 

Il Cremlino parla di guerra fredda – Immediata la reazione del premier russo Dmitri Medvedev, che dopo aver denunciato il ritorno della "Guerra Fredda" fra Washington e Mosca, ha definito una "svolta errata nei negoziati" le dichiarazioni del capo della diplomazia americana.