Un raid aereo, di jet non ancora identificati, ha centrato un ospedale di Medici Senza Frontiere (Msf) nel sud della Siria. Il bilancio è di almeno 3 morti e 6 feriti, tra cui un infermiere. La struttura medica colpita, si legge in una dichiarazione dell’associazione, è “l'ospedale da campo di Tafas, a circa 12 km dal confine giordano. Il bombardamento si è verificato nella notte del 5 febbraio. La struttura è stata danneggiata ed è stato messo ko il servizio ambulanze”. Per Msf si tratta di un triste deja vu: nell'ottobre 2015, un raid aereo americano su un ospedale a Kunduz, in Afghanistan, causò 22 morti.


Esplosione a damasco: morti e feriti - È di almeno 10 morti e diversi feriti, poi, il bilancio di un’autobomba che è esplosa in un quartiere residenziale di Damasco, vicino ad un mercato di frutta e verdure. Il quartiere colpito è quello di Masaken Barze, nell'Ovest della capitale. L’esplosione avrebbe anche danneggiato un edificio. Su internet circola una rivendicazione dell'Isis, non verificabile in maniera indipendente.

L’appello alla Turchia di Unhcr - L'agenzia Onu per i rifugiati (Unhcr), intanto, ha chiesto alla Turchia di aprire la frontiera con la Siria per permettere il passaggio del nuovo afflusso di rifugiati e ha invitato la comunità internazionale a condividere il peso dell'emergenza con Ankara. Al momento si tratterebbe di circa 30mila persone fuggite da Aleppo. “La Turchia ha ammesso diverse persone vulnerabili e ferite. Tuttavia, a molti non è permesso di attraversare la frontiera. Chiediamo al Paese di aprire la sua frontiera a tutti i civili in Siria che fuggono da pericoli e necessitano di protezione internazionale", ha detto il portavoce dell'Unhcr, William Spindler, spiegando di comprendere le preoccupazioni per un "possibile massiccio afflusso" espresse da Ankara, che già ospita oltre 2,5 milioni di profughi siriani.