Alla luce della diffusione sempre maggiore del virus Zika (con i primi casi anche in Italia), le Nazioni Unite hanno invitato i paesi maggiormente colpiti dalla malattia, in particolar modo quelli dell'America Latina, a rivedere in senso più permissivo le leggi sull'interruzione di gravidanza e a informare maggiormente le donne sui sistemi di contraccezione. Una presa di posizione che ha però sollevato le critiche della Chiesa cattolica.

"Rivedere leggi sulla base dei diritti umani" - L'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Zeid Ra'ad Al-Hussein ha dichiarato che "le leggi e le politiche che limitano l'accesso a questi servizi (contraccettivi e di interruzione della gravidanza, ndr) dovrebbero essere urgentemente riesaminate in conformità con i diritti umani". "Il consiglio formulato da  alcuni governi alle donne di ritardare la gravidanza ignora la realtà  del fatto che molte donne e ragazze non possono semplicemente esercitare il controllo su se o quando o in quali circostanze rimanere incinte,  soprattutto in un ambiente in cui la violenza sessuale e' cosi' comune", ha aggiunto Zeid.

Invito rivolto soprattutto a El Salvador e Brasile - "Come possono chiedere a queste donne di non rimanere incinte e non offrire anche la possibilità, se lo desiderano, di interrompere una gravidanza?", ha ribadito il portavoce del  Commissario delle nazioni Unite, Cecile Pouilly, riferendosi a Paesi come El Salvador che considerano reato l'aborto. L'interruzione di gravidanza è consentita solo in casi limitati  (rischio di morte per la madre e stupro) in Brasile, dove i casi di  bambini nati con microcefalia sono aumentati in maniera esponenziale  dopo l'epidemia di Zika, con 4 mila bambini nati con la grave  malformazione negli ultimi 4 mesi.

Le critiche dei vescovi  - La proposta delle Nazioni Unite è stata fortemente criticata dalla Conferenza episcopale brasiliana (Cnbb). "E' davvero triste che alcuni ritengano che la soluzione in questi casi sia l'aborto di bambini con microcefalia", ha detto il presidente dei vescovi del Brasile, Sergio da Rocha. Il legame tra microcefalia e virus Zika "non è neppure così chiaro", ha aggiunto il religioso.

Nuovi casi in Italia - Intanto è stato accertato un nuovo caso di positività al virus Zika in Italia, a Roma. Il paziente era tornato da un viaggio in Brasile nella seconda metà di gennaio. Dopo una visita all'Ospedale Spallanzani, la conferma dell'infezione da virus Zika. Ad oggi, tutti i pazienti infettati in Italia sono guariti.