“Accetterò di essere arrestato dalle autorità britanniche se l'Onu si esprimerà contro di me”. Era stato questo l’annuncio di Julian Assange attraverso un tweet pubblicato sull’account di Wikileaks. Assange, quindi, si era detto pronto a lasciare la sede dell'ambasciata dell'Ecuador a Londra in caso di verdetto a suo sfavore. Secondo la Bbc, però, il fondatore di Wikileaks non dovrà costituirsi: il gruppo di lavoro delle Nazioni Unite, infatti, avrebbe riconosciuto le sue ragioni. Assange aveva denunciato come "ingiusta detenzione" la sua permanenza nell'ambasciata dell'Ecuador a Londra, dov'è rifugiato da 3 anni.

Il tweet - “Se l'Onu dovesse annunciare che ho perso il mio caso contro Gran Bretagna e Svezia, uscirò dall'ambasciata a mezzogiorno di venerdì per accettare l'arresto da parte della polizia britannica in quanto non ci sarebbe più una prospettiva di appello – aveva scritto Assange nel tweet –. Se tuttavia dovessi avere la meglio, mi aspetto l'immediata restituzione del mio passaporto e la fine di ulteriori tentativi di arrestarmi”.



La posizione della polizia - Per la polizia di Londra, però, la decisione dell’Onu non cambia la situazione. Assange, dice la Bbc, verrebbe comunque arrestato qualora lasciasse la sede diplomatica: resta in vigore, infatti, il mandato di cattura nei suoi confronti. In base al conteggio del sito justice4assange.com, che conduce una campagna in favore del fondatore di Wikileaks, sino ad ora ha trascorso rinchiuso nell'ambasciata 1.885 giorni. Assange si era rifugiato lì nel giugno 2012, dopo la richiesta di arresto della procura svedese per le denunce di abusi sessuali da parte di due donne. Di recente è stato raggiunto un accordo tra Svezia ed Ecuador per permettere ai giudici di Stoccolma di interrogarlo.