Se confermata, sarebbe una delle più gravi stragi commesse in un unico giorno in quasi cinque anni di guerra civile in Siria: 300 persone sarebbero state uccise dall’Isis nella zona di Deir Ezzor, nell’est del Paese, e circa 400 sarebbero state rapite. A fare il bilancio degli attacchi di sabato 16 gennaio è il governo di Damasco. Secondo l’agenzia ufficiale siriana, le vittime sarebbero “in maggioranza donne, bambini e anziani”.

Si temono 300 vittime e 400 rapiti - L’Osservatorio siriano per i diritti umani aveva in un primo momento parlato di almeno 135 morti. Poi ha confermato il rapimento di 400 civili sunniti, tra cui donne, bambini e famiglie di combattenti del regime siriano. Secondo attivisti locali, citati dai media curdi, “almeno 150 persone sono state decapitate dall’Isis, , incluse decine di donne e bambini”. “Li hanno uccisi casa per casa”, hanno aggiunto.

Preso il controllo di Al-Baghaliyeh - Gli scontri sarebbero avvenuti in diversi quartieri di Deir Ezzor. Nella rivendicazione del "grande attacco", l'Isis ha comunicato che i suoi miliziani hanno preso il controllo di Al-Baghaliyeh, periferia nord della città. Ed è proprio qui che sarebbe avvenuto il massacro di civili e il sequestro di persone che sarebbero poi state portate in altre aree controllate dal gruppo terroristico. Anche l’Osservatorio conferma che lo Stato islamico controlla ora circa il 60% di Deir Ezzor, la capitale dell'omonima provincia ricca di petrolio e confinante con l'Iraq. Sporadici combattimenti continuano nella parte nord-occidentale della città e aerei da guerra russi hanno bombardato Al-Baghaliyeh in sostegno alle truppe di terra del regime siriano, che al momento controllano ancora il vicino aeroporto militare. Secondo l’iraniana Fars, durante gli scontri sarebbe morto il comandante Isis della provincia: "Abu Hamza al-Ansari, l'emiro dell'Isis, è stato ucciso dall'esercito di Damasco durante una controffensiva".