Una serie di attentati terroristici "in stile Parigi" (come è stata definita dalle forze di polizia locali), con esplosioni provocate anche da kamikaze e scontri a fuoco tra assalitori e polizia, ha scosso oggi, giovedì 14 gennaio, il centro di Giacarta. Sette le persone uccise, i cinque terroristi coinvolti nell'attacco e due civili (uno di nazionalità canadese), mentre i feriti sono venti.  Il capo della polizia della capitale indonesiana, Tito Karnavian,  ha spiegato che due dei terroristi sono morti nell'attentato suicida a un posto di polizia vicino a uno Starbucks, mentre gli altri  tre sono stati uccisi in uno scontro a fuoco di fronte al Teatro di Giacarta.

L'Isis dietro l'attentato - Secondo Karnavian dietro gli attacchi c'è sicuramente lo Stato Islamico. In particolare, ha spiegato, l'indonesiano Bahrum Naim, esponente dell'Isis (che dovrebbe trovarsi in Siria) "stava organizzando questi  attentati da tempo". Si tratta del primo attacco terroristico a Giacarta dopo quello contro gli hotel Marriott e Ritz nel 2009. Secondo l'agenzia di stampa Aamaaq, legata allo Stato Islamico, ad eseguire gli attacchi sono stati combattenti dell'Isis

Attacchi nel quartiere delle ambasciate - In tutto le esplosioni sono state sette nel quartiere che ospita ambasciate e un ufficio dell'Onu. La prima è stata avvertita quando nella capitale indonesiana erano circa le 10.30 del mattino (le 4.30 in Italia), vicino all'incrocio tra via Thamrin e via Wahid Haysim e almeno un'altra è avvenuta vicino al quartier generale delle Nazioni Unite, su via Thamrin.


La polizia: "Attacchi in stile Parigi" - Il presidente dell'Indonesia, Joko Widodo, ha condannato gli attacchi e ha ordinato al capo della polizia nazionale e al ministro per gli Affari politici e la sicurezza di catturare i responsabili. Secondo le forze di sicurezza gli attentatori hanno voluto imitare le azioni terroristiche di Parigi". Le autorità del Paese avevano messo in guardia la popolazione contro minacce credibili il mese scorso ed avevano rafforzato le misure di sicurezza nelle chiese, negli aeroporti e in altri siti a rischio in tutto il Paese. Gli attentati seguono una minaccia dell'Isis del mese scorso, quando lo Stato islamico aveva preannunciato un'azione che avrebbe messo l'Indonesia "sotto la luce dei riflettori". In Indonesia, il Paese con il più alto numero di musulmani al mondo, prevale un Islam moderato ma è anche presente una frangia conservatrice, e si calcola che tra le file dell'Isis in Siria e Iraq siano presenti anche militanti indonesiani.