di Renato Coen, responsabile Esteri SkyTG24

Fino a pochi giorni fa, quando calava la sera ad Atene e il freddo dell’inverno non aveva ancora abbandonato le coste greche, un odore di legna bruciata un poco acido si diffondeva in molte strade della città. “E’ l’odore della crisi”, spiegavano i greci, una di quelle prove tangibili della caduta economica del paese e di come essa si rifletteva concretamente sulla vite della popolazione.
Il fumo e la puzza, tossici e dannosi per la salute, provenivano dalle stufe a legna e dai camini usati per riscaldare gli appartamenti. I greci li hanno rimessi in funzione e ci hanno bruciato non solo legna trovata nei parchi intorno alla città ma anche vecchie porte, imposte di legno dismesse, pedane da mercato. Ciò che bruciava quindi era anche vernice e materiali chimici.
Del resto l’alternativa era per molti proibitiva, usare il riscaldamento centralizzato, i normali termosifoni. Migliaia di condomini hanno deciso nelle loro assemblee di non acquistare più la nafta necessaria al loro funzionamento, o di ridurne di molto le ore di utilizzo.

Le case fredde non erano solo quelle delle zone più povere e marginalizzate, ma anche normali appartamenti medio borghesi, abitati da impiegati pubblici, piccoli imprenditori in crisi, nuovi disoccupati.
E’ questa la fascia di popolazione, la più significativa numericamente, che ha subito il colpo più duro. Le politiche di austerity, i tagli degli stipendi, l’azzeramento delle tredicesime, la crisi conseguente del commercio interno hanno messo in ginocchio la classe media. Sono queste stesse persone ad affollare luoghi che non avrebbero mai pensato di frequentare fino a due anni fa: le sale d’aspetto degli ambulatori per indigenti, dove medici volontari forniscono gratuitamente assistenza sanitaria, prescrizioni e medicine.

L’Ong Medecins du Monde, che ha parlato di crisi umanitaria, accoglie nel suo ambulatorio gratuito di Atene circa 2000 persone al mese. Fino a due anni fa più del 90% erano immigrati per lo più irregolari. Ora più della metà sono greci, rimasti senza alcuna assistenza medica. Chi perde il lavoro infatti, non può più pagare i contributi statali per la copertura sanitaria, e, dopo un breve periodo iniziale in cui lo stato garantisce la copertura, finisce privo di ogni assicurazione. I ticket per le analisi specialistiche negli ospedali pubblici sono spesso troppo cari e i malati cronici, che non possono acquistare i medicinali costosi, rimangono senza cure.

Questa è la Grecia che sta lottando per sopravvivere alle durissime imposizioni della Troika, questo è il paese che per troppi anni ha vissuto accumulando debito pubblico, facendo pagare alle casse dello stato le assunzioni clientelari, un colossale esercito di dipendenti pubblici che tocca il milione di persone, un sistema di corruzione diffuso in quasi tutte le principali attività produttive. I cittadini ora pagano i guasti causati dai governi precedenti ma anche una mentalità, molto simile a quella italiana, diffusa in tutto il paese che ha favorito sprechi, corruzione e clientele.

Ed invece di dare la colpa a sé stessi, alcuni se la prendono con gli stranieri. Come sempre capita nei momenti di difficoltà i diversi, gli immigrati diventano il capro espiatorio, almeno per alcuni. 
Il movimento apertamente neonazista Alba Dorata ha ottenuto una consistente rappresentanza parlamentare, ma spaventa di più per le strade. Stranieri residenti in Grecia da 10, 15, 20 ani si sentono improvvisamente esclusi, guardati con sospetto. Alcuni nigeriani puntano il dito contro i poliziotti, spesso autori di abusi ed arresti arbitrari. Del resto un recente sondaggio ha stimato che il 60% delle forze di polizia, ha votato per il movimento di estrema destra. E nei quartieri a più alta concentrazione d’immigrati i residenti greci si avvicinano alle posizioni di Alba Dorata. Alcuni negozi gestiti da stranieri sono stati bruciati ed alcuni di loro hanno subito aggressioni fisiche.

Intanto all’orizzonte si profila un nuovo taglio di migliaia di posti di lavoro tra i dipendenti statali imposto da Europa, Fmi, e Bce. Mentre i conti pubblici almeno sembrano migliorare. Ad un prezzo però forse troppo alto.