di Raffaele Mastrolonardo

Regola numero 2: mamma deve sempre conoscere la password. Regola numero 3: rispondi sempre quando chiamano i genitori. Regola numero 4: il telefonino deve essere riconsegnato alle 19.30 e di notte resta spento. Regola numero 5: non lo puoi portare a scuola. Di sicuro quando aveva chiesto un iPhone per Natale il 13enne Gregory non si immaginava che il regalo sarebbe arrivato con una lunga lista di restrizioni, prescrizioni e consigli. E invece, insieme allo smartphone, sotto l'albero ha trovato un biglietto di auguri particolare: un vero e proprio contratto che regolamenta l'utilizzo del dispositivo. Prendere o lasciare. A redigere i termini di servizio non è stata la compagnia telefonica e nemmeno Apple, ma la mamma, Janell Burley Hofmann, che lavora nel sociale e tiene un blog sull'edizione americana dell'Huffington Post in cui parla del rapporto genitori figli. E proprio sul diario online Janell ha pubblicato la lista delle 18 regole che sono presto diventate un caso in Rete e non solo.

Nervi scoperti - Il post con i particolari “termini di servizio” ha superato in poche ore 1.300 commenti e – come ha sottolineato la stessa testata americana - ha assunto presto una dimensione virale. Evidentemente, con il suo decalogo la mamma ha toccato un nervo scoperto di molte famiglie alle prese con l'esigenza di gestire l'impatto nella vita domestica di telefonini, connessioni mobili a Internet e social network. A colpire – e a far discutere – è stato l'approccio della Hofmann, che ha esplicitato vincoli anche piuttosto severi, a partire dagli orari di uso del telefonino e dalla questione della proprietà dell'oggetto. “Il telefono è mio”, si legge nella regola numero 1. “L'ho comprato io. L'ho pagato io. Te lo sto prestando. Non sono grandissima?”. Anche per questa ragione, mette subito in chiaro mamma Janell, Gregory deve essere pronto a pagare, letteralmente, le conseguenze di eventuali danni o smarrimenti del gadget. “Sei responsabile per i costi di sostituzione o riparazione. Taglia l'erba, fai il babysitter, risparmia sui soldi che ti regalano per il compleanno. Accadrà, sii pronto”.

Mamma e figlio discutono delle regole in tv



Avvertimenti – L'obiettivo del contratto, afferma nel preambolo Hofmann, è quello di crescere il figlio in modo che diventi un “giovane uomo sano e completo che può districarsi nel mondo e coesistere con la tecnologia senza essere dominato da essa”. Si spiegano in questo modo alcune raccomandazioni materne che intendono spingere l'adolescente verso un uso equilibrato del mezzo. Come per esempio quello di lasciare, qualche volta, il telefono a casa senza il terrore di essere tagliato fuori dal mondo (regola 14). Oppure il suggerimento di “non fare milioni di foto e video” ma vivere le proprie esperienze: “rimarranno nella tua memoria per sempre” (clausola 13). Accanto alle indicazioni per un uso equilibrato della tecnologia ci sono ovviamente anche le prescrizioni che riguardano le principali preoccupazioni dei genitori con figli adolescenti. Per esempio (norma 7) il divieto di usare l'iPhone per manipolare o maltrattare il prossimo, il divieto di “scrivere in un messaggio o in un'email qualcosa che non diresti di persona” (8) e, ovviamente, “niente porno” (9: “se hai domande su qualsiasi cosa chiedi a una persona, preferibilmente me o tuo padre”). Infine, massima attenzione al rischio “sexting”: “non inviare e non chiedere foto delle tue parti intime o di quelle di qualcun altro” (12).

Critiche – Nel complesso, la maggior parte delle reazioni online al contratto sembrano positive. Nei commenti al post, per esempio, un utente incoraggia la mamma ad “andare avanti così” ritenendo che “molti più genitori dovrebbero educare i figli come lei”. Ma non mancano le critiche. Qualcuno prende di mira specifiche clausole, come l'invito a scattare foto con parsimonia. “[Il ragazzo] – scrive un lettore - dovrebbe poter fare quante foto vuole, è una delle cose che rende la sua generazione diversa dalla nostra”. Altri, invece, non apprezzano il carattere impositivo dell'accordo: “quando arriva il punto in cui gli dice che musica ascoltare, mi è venuto un mal di testa opprimente”, si legge sempre nei commenti. Anche da questa parte dell'Atlantico, in mezzo a molti apprezzamenti, emergono dei rilievi. Un utente Twitter ritiene che sia sbagliato di per sé donare uno smartphone ad un ragazzino: “Prima regola: non si regala un Iphone a un 13enne. Seconda regola: il 13enne con l'Iphone ti fotterà, sempre”. Un altro la butta sul personale: “Delle regole si può discutere ma chi vorrebbe una mamma così?”. Qualcuno più giovane infine apprezza soltanto il consiglio di non farsi “trasformare dall'iphone”. Per il resto, scrive, “sembra quasi meglio 1 giorno in cella”.

Rischi connessi – La rilevanza globale che hanno avuto i 18 punti del contratto è comunque l'indicazione che Hofmann ha colpito nel segno. Dopo tutto, quasi tutte le famiglie con figli in età adolescenziale si trovano di fronte al problema di come avviare i ragazzi verso un rapporto consapevole con strumenti che hanno avuto una diffusione rapidissima e rispetto ai quali, proprio per questo, non ci sono consolidate pratiche educative. Secondo una recente indagine del Censis oltre la metà dei giovani tra i 14 e i 29 anni (il 54,8%) possiede uno smartphone. Mentre secondo una ricerca della Società italiana di pediatria pubblicata il maggio scorso ormai il 70% degli adolescenti italiani si collega in rete ogni giorno e l'80% ha un profilo su Facebook. A proposito di rischi, dice lo studio, l'11% dei ragazzi afferma di avere messo online una propria foto “provocante” (percentuale che sale al 18,5% tra coloro che vivono in aree metropolitane). Tra quelli che navigano più di 3 ore al giorno, poi, più un quarto (25,2%) afferma di avere ricevuto da uno sconosciuto la richiesta di condividere una propria foto e di averlo fatto.

Da Obama a Bill Gates - Insomma, di fronte a fenomeni sociali e culturali così rapidi non è facile per i genitori trovare la giusta strada educativa. Lo scorso autunno persino Barack Obama, che pure ha fatto un ampio ricorso ai social network nella sua campagna elettorale, ha indicato in Facebook il rischio maggiore per le proprie figlie. Qualche anno fa aveva destato stupore la decisione di Bill Gates, l'uomo che ha contribuito in modo detemrinante alla diffusione del pc, di limitare severamente il tempo che i suoi figli possono passare davanti al computer. Anche il presidente degli Stati Uniti e un pioniere della tecnologia, dunque, sono alla ricerca della formula giusta. Che forse non c'è, o almeno non esiste in assoluto. Come ha detto Gregory a proposito del contratto, “Questo funziona per me e mia mamma. Per te e tua mamma magari va bene qualcos'altro”. L'importante forse, come dice la regola 18, è la fiducia: “Tu ed io continuiamo ad imparare. Sono nella tua squadra. Affrontiamo questa situazione insieme”.