Gli Stati Uniti hanno deciso di evacuare le ambasciate di Tunisi e Khartoum, punti caldi delle proteste anti Usa di venerdì 14 settembre. L'ordine arriva dal Dipartimento di Stato, che ha chiesto al personale "non essenziale" di abbandonare le sedi diplomatiche in Tunisia e Sudan. E sempre dal Sudan sono partiti anche i delegati tedeschi, su ordine di Berino
L'invito degli Stati Uniti è stato inoltre esteso a tutti i cittadini americani ai quali è stato consigliato di lasciare i due paesi con voli di linea e di non avventurarsi in viaggi. 
L'allarme arriva in una giornata di calma apparente. Dopo 48 ore di violente proteste contro il film su Maometto ritenuto blasfemo, la situazione sembra essersi stabilizzata nei paesi musulmani teatro degli scontri. Eppure l'amministrazione Obama non dorme sonni tranquilli. Secondo indiscrezioni di stampa, "le proteste violente nei paesi musulmani possono presagire a una crisi prolungata con conseguenze diplomatiche e politiche imprevedibili".
Per Obama, queste manifestazioni di odio anti americano sono la più seria crisi di politica estera del suo mandato e secondo gli analisti alimenteranno le domande sui suoi principi politici in Medio Oriente. L'amministrazione democratica respinge le critiche, mettendo in evidenza come Obama sia riuscito a migliorare la posizione americana nel mondo musulmano. "Abbiamo compiuto molta strada nel dimostrare che gli Stati Uniti non sono in guerra con l'Islam" afferma Benjamin Rhodes, consigliere per la sicurezza nazionale.

Arresti a Bengasi - Intanto, secondo quanto riferito dallo speaker del Parlamento libico Mohammed al-Megaryef, sono 50 le persone arrestate in relazione all'attacco al consolato Usa di Bengasi in cui è rimasto ucciso l'ambasciatore americano in Libia.  Megaryef ha precisato che alcuni arrestati sono "stranieri entrati in Libia da diversi punti, alcuni da Mali e Algeria". "Non c'è dubbio - ha aggiunto - che l'attacco di Bengasi sia stato pianificato da stranieri entrati nel apese qualche mese fa".

Cancellieri: "Attenzione alta anche in Italia" - Sul fronte italiano, il ministro dell'Interno Anna Maria Cancellieri, ai microfoni di SkyTG24 (GUARDA IL VIDEO), ha invece commentato: "Non abbiamo motivo di credere che accada qualcosa, però naturalmente il pericolo c'è. Siamo molto vigili". Il ministro, parlando del rischio che anche il nostro paese possa essere interessato dalle violenze scoppiate dopo l'uscita del film anti-islam, ha detto: "L'attenzione è molto alta. Ne abbiamo parlato nel corso del Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica e abbiamo intensificato la vigilanza sugli obiettivi sensibili".

Tensione in Afghanistan - E le proteste e le rivolte si fanno sentire anche in Africa e Medio Oriente. A Kabul si protesta ancora, dove circa 1.500 studenti sono scesi in piazza, dopo che nelle ore scorse manifestazioni pacifiche si erano svolte nell'est del paese. I dimostranti si sono radunati per un'ora presso l'università di Kabul, gridando slogan come "Morte all'America". La protesta si è conclusa senza incidenti.
Mentre la situazione si è calmata a El Cairo (VIDEO), si registra un nuovo attacco nel Sinai. Uomini armati hanno assaltato un posto di polizia a El Arish. All'alba, invece, nella cittadina di Sheikh Zuweid si è verificata un'intensa sparatoria tra elementi armati ed esercito. Il bilancio dello scontro è di cinque feriti.

L'appello del Papa - Prosegue intanto la visita del Pontefice in Libano. Nella messa celebrata a Beirut (GUARDA IL VIDEO), Benedetto XVI ha lanciato un appello alla comunità internazionale e ai paesi arabi affinché propongano "soluzioni praticabili che rispettino la dignità di ogni persona umana, i suoi diritti e la sua religione". Nella giornata di sabato, il Papa ha esortato cristiani e musulmani a "lavorare insieme per mettere fine alle violenze e alle guerre". Un chiaro riferimento agli scontri di questi giorni che hanno infiammato il mondo musulmano: "La fede autentica non può condurre alla morte. Un vero credente non uccide", ha spiegato il Pontefice (VIDEO).