"L'Islam è un cancro. La pellicola è un film politico, non un film religioso". Così Sam Bacile, regista e produttore del film "Innocence of Muslims" (L'innocenza dei musulmani), che ha scatenato gli attacchi all'ambasciata degli Usa al Cairo e al consolato statunitense a Bengasi, dove l'ambasciatore è stato ucciso (anche se in quest'ultimo caso, secondo alcune fonti, i due fatti non sarebbero collegati), ha descritto al Wall Street Journal il senso del suo lungometraggio.

Il film, della durata di due ore, è costato circa 5 milioni di dollari raccolti - secondo quanto riferito da Bacile - grazie alle donazioni di un centinaio di persone di origine ebraica. Realizzata in circa tre mesi nell'estate del 2011 in California, alla pellicola hanno lavorato circa 60 attori e uno staff tecnico di 45 persone. Obiettivo del film - che dà una versione satirica della vita di Maometto - è presentare il discutibile punto di vista del regista, secondo il quale "l'Islam è una religione piena d'odio".

E tra i promotori del film - evidenzia la stampa Usa - c'è anche il 'celebre' pastore Terry Jones, che nel 2010 annunciò di voler bruciare alcune copie del Corano innescando proteste in tutto il mondo arabo. Jones, ha tra l'altro già reso noto di voler mostrare uno spezzone di 13 minuti nella sua chiesa di Gainesville, in Florida.
Neppure ai membri dello staff che hanno lavorato al film, invece, sarebbe ancora chiaro chi ha doppiato "Innocence of Muslims" in arabo, contribuendo così a scatenare le proteste in Egitto e Libia.

Secondo quanto riferito dall'agenzia di stampa Reuters, il governo afghano avrebbe deciso di oscurare YouTube per evitare che la popolazione possa guardare online il film anti-Islam.