Con almeno tre diverse esecuzioni sommarie di massa di civili le forze governative hanno "disinfestato da terroristi e mercenari" la zona di Damasco. I dintorni della capitale sono stati messi a ferro e fuoco dall'esercito di Assad fin dalla mattina del 22 agosto: boati di forti esplosioni provenienti dalla parte meridionale e i principali accessi alla città bloccati dalle forze governative, riferiscono testimoni, mentre secondo attivisti sono morte almeno 40 persone a Kfar Suse, dove 22 carri armati hanno fatto scudo ai soldati che rastrellavano le case e sul vicino Nahr Eisha sono piovuti razzi. I residenti hanno pubblicato nomi e cognomi di oltre 60 "martiri della rivoluzione", documentando con foto e filmati i corpi straziati così ridotti "dai cani di Assad", in riferimento al presidente Bashar.
E' questa la drammatica fotografia dell'ennesima giornata di sangue in Siria. E ad appena tre settimane dalla prevista visita di Papa Benedetto XVI nel vicino Libano - infiammato da scontri armati nel porto settentrionale di Tripoli - il nunzio apostolico in Siria, monsignor Mario Zenari, ha denunciato le violenze commesse da entrambe le parti, invocando il rispetto del diritto internazionale.

Esecuzioni sommarie nel paese
- Dopo che il presidente americano Barack Obama ha ribadito che il ricorso alle armi chimiche è la vera linea rossa che le autorità siriane non devono superare perché gli Stati Uniti cambino atteggiamento, le forze fedeli ad Assad hanno invece compiuto indisturbati mortiferi raid casa per casa a Daraya, Kfar Suse, Qadam, Tadamun, Jobar, Muaddamiya e Nahr Aysha: tutti sobborghi o quartieri di Damasco roccaforti dei ribelli anti-regime. Le azioni sono avvenute poco dopo l'alba, dopo che le zone sono state bombardate dall'artiglieria, falciate dalle raffiche di mitra di elicotteri o colpite con bombe sganciate da MiG. Prima dell'ingresso delle milizie irregolari lealiste (shabbiha) e dei soldati fedeli ad Assad, è stato però il turno dei blindati e dei carri armati che hanno aperto la via contro eventuali sacche di resistenza.
Da questi rioni periferici erano partiti gli attacchi al centro di Damasco. Per evitare il ripetersi di un simile scenario, il regime ha inviato - secondo le testimonianze dei locali - i suoi uomini a terrorizzare chiunque fosse nelle case. In questi quartieri la popolazione è solidale con la rivolta e agli occhi del regime ogni residente è potenzialmente "un terrorista".

"Opera di disinfestazione a Damasco" - L'agenzia ufficiale Sana ha riferito di "opera di disinfestazione in alcuni quartieri attorno a Damasco". Nelle stesse ore in cui i comitati di coordinamento locali, che altro non sono che gruppi di residenti delle zone in rivolta, hanno pubblicato foto e video raccapriccianti delle "esecuzioni di massa compiute dai cani di Assad". Il macabro bollettino, provvisorio e impossibile da verificare in modo indipendente, è di una settantina di giustiziati: una trentina a Qabun, 24 a Kfar Suse, almeno una dozzina a Nahr Aysha. Tra questi ultimi c'è anche Musaab Awdallah, ex giornalista del quotidiano governativo Tishrin, ma da mesi associatosi agli attivisti anti-regime. "Lo hanno raggiunto in casa e gli hanno sparato alla testa. E' stata una vera e propria esecuzione", raccontano i suoi compagni. Almeno altre quattro persone sono state uccise così a Jawbar, nel nord di Damasco, e a Tadamun, nel sud.
Dal canto suo, la tv satellitare Addouniya, vicina al regime, ha riferito dell'uccisione da parte di "terroristi" di tre civili nel porto di Tortosa, dominato dalla minoranza alawita - branca dello sciismo a cui appartengono i clan al potere da oltre 40 anni.
Anche in questo caso, non è possibile verificare in modo indipendente la notizia.
Scontri tra ribelli e governativi sono proseguiti poi ad Aleppo, dove l'aviazione ha preso di mira i quartieri orientali sotto il controllo dell'Esl.