Sconteranno i prossimi due anni in carcere. Hanno commesso "una grave violazione dell'ordine pubblico e mostrato mancanza di rispetto per la società" ha sentenziato il tribunale Khamovnichesky di Mosca. Venerdì 17 agosto, mentre in tutto il mondo sono scesi in piazza manifestanti a sostegno del trio punk delle Pussy Riot, i giudici hanno emesso il verdetto: Nadezhda Tolokonnikova, 22 anni, Maria Aliokhina, 24 e Ekaterina Samutsevich, 29 sono state riconosciute colpevoli del reato di teppismo motivato dall'odio religioso, dopo che il 21 febbraio scorso avevano inscenato una protesta contro il Cremlino dall'altare della cattedrale di Cristo Redentore, la principale cattedrale ortodossa di Mosca (GUARDA IL VIDEO). Tesi, questa, rifiutata dalla difesa che ha da sempre sostenuto il movente politico dell'azione delle Pussy riot, diventate simbolo della massiccia protesta anti-Putin che dal mese di dicembre 2011 affolla le piazze della capitale russa.
Questo il Tweet pubblicato sull'account ufficiale del gruppo: "Nadja, Katja e Mascia giudicate colpevoli"



Teppismo motivato da odio religioso - Il verdetto di colpevolezza è stato emesso poco dopo le 15 (le 13 ora italiana). Solo tre ore dopo, al termine della lunga lettura della sentenza, è stata comunicata l'entità della pena: due anni di carcere. La pubblica accusa aveva chiesto una condanna a tre anni di reclusione.
Le imputate, "hanno commesso un atto di teppismo basato su motivi di odio e ostilità religiosa", ha detto la giudice in tribunale, negando così il movente politico dell'azione. "In chiesa - ha detto - sono risuonate solo offese alla Chiesa ortodossa". In quella occasione hanno chiesto alla Madonna di cacciare dal potere il presidente Vladimir Putin e hanno suonato una canzone "blasfema, insultante, commettendo una grave violazione dell'ordine pubblico e mostrando mancanza di rispetto per la società", ha aggiunto il giudice.

Le reazioni internazionali - La condanna delle Pussy Riot ha scatenato una serie di reazioni di sdegno. Catherine Ashton, responsabile per la politica estera europea, ha parlato di sentenza "sproporzionata", dichiarandosi "profondamente delusa". Anche la cancelliera Angela Merkel ha parlato di "giudizio sproporzionato, duro e non è in linea con i valori europei". La Casa Bianca ha espresso "seri dubbi sul modo in cui quelle giovani donne sono state trattate dal sistema giudiziario russo". La Farnesina, tramite il portavoce Giuseppe Manzo, ha affermato che si tratta di un "verdetto che appare sproporzionato". E Amnesty International sostiene che la condanna sia "un duro colpo alla libertà d'espressione in Russia".

La chiesa ortodossa chiede la clemenza  - E mentre l'avvocato difensore annuncia che ricorrerà in Appello contro la decisione del tribunale moscovita, la Chiesa ortodossa russa ha chiesto "clemenza" per le Pussy Riot. "Senza mettere in dubbio la legittimità della decisione della giustizia, chiediamo alle autorità dello Stato di dar prova di clemenza
verso le condannate, nella speranza che rinuncino a ripetere questo genere di sacrilegio", riferisce un comunicato dell'Alto consiglio della Chiesa ortodossa.

Arresti davanti al tribunale di Mosca  - Intanto, nella giornata di venerdì 17 agosto centinaia di persone si sono date appuntamento davanti al tribunale al grido "Libertà!" e "Russia senza Putin!". Tra i manifestanti anche il coordinatore del Fronte di sinistra, Serghei Udaltsov, e l'attivista ed ex campione di scacchi Garry Kasparov che sono stati arrestati dalla polizia.
In piazza anche il blogger dissidente Boris Navalny: "E' proibito non esserci", ha dichiarato.
Gli oppositori di Putin, tornato alla presidenza a maggio, sostengono che il processo rientri nell'ambito di un più ampio giro di vite orchestrato dall'ex spia del Kgb contro il movimento di protesta.