Dalle semisconosciute performance in rete, alla fama mondiale per il loro gesto di protesta contro il "machismo e patriarcalismo" di Vladimir Putin, in attesa della sentenza di venerdì 17 agosto, ecco le tappe del caso Pussy Riot, la band punk femminista che ha diviso l'opinione pubblica russa e mobilitato contro Mosca il mondo della musica internazionale.

20 gennaio - Mentre da oltre un mese andavano avanti le manifestazioni di piazza contro i brogli elettorali nelle legislative di dicembre, le forze dell'ordine arrestano otto membri di una band punk femminista quasi sconosciuta, le Pussy Riot, che hanno osato suonare sulla piazza Rossa (Il video) contro il "regime sessista" di Vladimir Putin (guarda le foto), appena 15 giorni prima delle elezioni che lo hanno poi riportato al Cremlino per la terza volta. Le ragazze, munite di chitarra e con indosso passamontagna colorati, devono pagare una multa di 500 rubli (16 dollari), per violazione dell'ordine pubblico e vengono poi rilasciate.

21 febbraio - Un mese dopo, cinque ragazze dello stesso gruppo, nella stessa 'divisa' multicolore, irrompono nella cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca, simbolo della rinascita religiosa russa, nel tentativo di inscenare una performance con cui chiedono alla Vergine di liberare la Russia da Putin. L'azione dura pochi secondi, prima che venga interrotta dalla vigilanza. Il video della performance intera, girato altrove, diventa la "preghiera punk" e porta le Pussy Riot all'attenzione della stampa internazionale e della giustizia russa.

I primi di marzo vengono arrestate Nadezhda Tolokonnikova (22 anni) e Maria Alyokhina (24) e messe in custodia cautelare; poco dopo, la stessa sorte spetta anche alla terza Pussy, Yekaterina Samutsevich (30 anni), che a differenza delle altre due non ha preso parte alla performance, ma ha solo tentato di introdurre in chiesa una chitarra e subito è stata fermata dalla sorveglianza. Il Patriarca di Mosca, Kirill, definisce "blasfema" l'iniziativa delle Pussy e chiede una condanna esemplare. In molti, anche all'interno della Chiesa russo-ortodossa, criticano l'atteggiamento di intransigenza mostrato dal primate. In Russia si apre un acceso dibattito sul ruolo della Chiesa nella società, i legami troppo stretti tra Patriarcato e Cremlino e sulla figura di Kirill, protagonista di una serie di scandali mediatici che ne denunciavano lo stile di vita dedito a privilegi e lusso.

Maggio - Mentre vanno avanti le indagini preliminari e alle ragazze viene negato il rilascio su cauzione e prorogata la custodia cautelare, a maggio Amnesty International le dichiara "prigioniere di coscienza".

Giugno - Cresce la mobilitazione dentro e fuori la Federazione: a giugno, 103 rappresentanti del mondo della cultura e dello spettacolo russo hanno firmato un appello per la liberazione delle ragazze, denunciando come il caso stesse minando la credibilità delle istituzioni federali.

Fine giugno - La Chiesa continua a rifiutare gesti di clemenza: a fine giugno, Vsevolod Chaplin, capo del dipartimento sinodale per le relazioni con la società, dichiara di aver avuto una "rivelazione divina", in cui Dio stesso condanna le Pussy Riot; i giornali russi e internazionali parlano di "caccia alle streghe".

12 luglio - Il 12 luglio Nadia, Katia e Masha vengono rinviate a giudizio con l'accusa di "teppismo motivato da odio religioso". Rischiano sette anni di carcere. Il loro caso viene discusso dalla corte Khamovnichesky a Mosca.

Intanto cresce il fronte di solidarietà e si schierano a favore delle ragazze anche artisti di fama internazionale come Sting, Faith No More, Red Hot Chili Peppers, Bjork (Guarda le foto). A far discutere sarà anche la presa di posizione di Madonna che dedica alle tre ragazze una parte del suo concerto a Mosca ad agosto, attirandosi le ire del Cremlino. Il vice premier Dmitri Rogozin su Twitter la chiama "puttana".

30 luglio - Inizia il processo, caratterizzato da imprevisti e colpi di scena. Tra allarmi di attentati e malori in aula, l'accusa porta a testimoniare fedeli offesi dalla performance delle Pussy, mentre le ragazze definiscono il loro, un caso politico e chiamano in ballo la dissidenza sovietica e il terrore staliniano.

2 agosto - Da Londra, il residente Putin invoca una pena "non troppo severa". L'accusa chiede tre anni in un campo di lavoro, mentre la difesa dichiara che qualsiasi sentenza tranne la 'non colpevolezza' verrà giudicata illegale e fa ricorso alla Corte europea dei diritti umani per le condizioni inumane in cui sono detenute le imputate. Le tre Pussy avevano denunciato di essere state private del sonno, di non aver ricevuto cibo e di non aver potuto incontrare privatamente i loro avvocati. Inoltre, la metà dei testimoni convocati dai loro legali erano stati rifiutati dal giudice Marina Syrova.

8 agosto - Il processo si chiude l'8 agosto, ma la lettura della sentenza, attesa per il giorno dopo, slitta alla settimana successiva.

16 agosto - E' grande l'attesa alla vigilia della sentenza (prevista il 17 agosto alle ore 15 - le 13 in italia -) sul caso Pussy Riot, in prigione da marzo per una dissacratoria "preghiera anti Putin" in chiesa che potrebbe costargli 3 anni di galera. Indetta una mobilitazione mondiale un'ora prima del verdetto, mentre in Russia sale la tensione intorno al processo: la giudice Marina Sirova ha ottenuto la scorta dopo aver ricevuto imprecisate "minacce".