Homs, Aleppo, Damasco. Scontri senza sosta in Siria tra i lealisti al regime di Bashar al Assad e i ribelli. Una guerra civile iniziata 17 mesi fa e che ha provocato sino ad ora oltre 23mila vittime. E' quanto denuncia Rami Abdel Rahman, direttore dell'Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, gruppo dell'opposizione in esilio con sede nel Regno Unito.

Oltre 23mila vittime -
"A tutto il 13 agosto", ha riferito il dissidente, "sono state uccise 23.002 persone, compresi 16.142 civili, 1.018 disertori e 5.482 militari governativi". Tra le vittime civili, ha precisato, sono inseriti anche coloro che avevano preso le armi contro il governo di Damasco. Soltanto negli ultimi tredici giorni, ha concluso Abdel Rahman, i nuovo morti sono stati nel complesso 2.409.
Si tratta di cifre impossibili da accertare in maniera obiettiva, al punto che la stessa Onu da tempo ha rinunciato a stilare qualsiasi computo: l'ultimo indicava un totale approssimativo di circa 19.000 caduti.

Msf: "Garantire sostegno ai rifugiati" - A questo dramma si aggiunge quello dei migliaia di rifugiati. Le violenze, in questi giorni concentrate ad Aleppo ma che gravano su molte altre zone, hanno infatti costretto alla fuga circa un milione e mezzo di persone, 150.000 delle quali hanno trovato rifugio in Turchia, Giordania, Libano e Iraq, secondo i dati
Onu. L'emergenza umanitaria in Siria e nei Paesi limitrofi, infatti, si aggrava di giorno in giorno. Secondo un'indagine sulle condizioni di vita e di salute dei rifugiati siriani condotta da Medici senza frontiere nel giugno 2012, molte persone vivono in condizioni di sovraffollamento e di disagio psicologico, temono per la propria incolumità e non possono permettersi le cure mediche.
Sono state intervistate 889 famiglie a Tripoli e Wadi Khaled, nel nord del Libano, e nella Valle della Bekaa, nell'est del Libano. La maggior parte proveniva dal governatorato di Homs e aveva lasciato la Siria per motivi di sicurezza e mancanza di accesso alle cure mediche. Quasi la metà degli intervistati ha perso almeno un familiare negli ultimi sei mesi a causa delle violenze a Homs.

Siria sospesa da Organizzazione Islam -  Intanto, il presidente Bashar al-Assad ha subito un altro duro colpo diplomatico, con la sospensione della Siria - nonostante il voto contrario dell'alleato Iran - dall'Organizzazione della Cooperazione Islamica, che ha sede in Arabia Saudita. Secondo quanto affermato dall'ex primo ministro siriano Riyad Hijab nella sua prima apparizione pubblica dopo la fuga in Girdania, il regime di Assad controlla solo il 30% della Siria.