Nonostante le rivendicazioni dei lealisti sulla conquista di Aleppo, nella città settentrionale della Siria si continua a combattere. I ribelli si sono ritirati dal quartiere-roccaforte di Salaheddin, ma, assicura l'esercito libero siriano, si tratta solo di uno "spostamento strategico" verso il quartiere di Sukari, dove si stanno preparando a lanciare il contrattacco. L'esercito siriano continua a martellare diverse aree della città: un intenso bombardamento ha colpito i quartieri di Hanano, Saif al-Dawla, Shaar e Shakur. Conflitti a fuoco si verificano in diversi sobborghi a nord.

Nominato nuovo premier - Intanto Bashar al Assad incassa un'altra defezione e nomina il nuovo premier, al posto di Rijad Hijab, passato con i ribelli pochi giorni fa, unendosi alla rivolta contro il regime. Wael al-Halki, nato nel 1964 e originario della provincia di Deraa, ricopriva la carica di ministro della Sanità ed è ora il nuovo capo del governo del presidente. Mentre il responsabile del protocollo del palazzo presidenziale Muhi al-Din Maslamani, è passato dalla parte dell'opposizione. I ribelli, che hanno dato la notizia, hanno annunciato che seguiranno ulteriori diserzioni di alti funzionari del regime.

L'Iran apre un tavolo per la pace - Il fronte diplomatico vive un momento di stasi e l'Iran cerca di dare una scossa, ospitando una riunione dei ministri degli Esteri, tra lo scetticismo occidentale e l'incertezza sui partecipanti. Teheran ha infatti comunicato che attorno al tavolo ci saranno i capi diplomatici di trenta Paesi, tra cui Russia, Cina, Algeria, Tagikistan, Venezuela, Pakistan, India, Afghanistan, Iraq e sei Paesi membri della Lega Araba, ma la notizia non ha conferme indipendenti. Quel che si sa, secondo quanto spiegato da un diplomatico iraniano, è che i Paesi partecipanti hanno "una posizione corretta e realistica" sul conflitto siriano. I Paesi occidentali hanno bollato la conferenza come un tentativo di distogliere l'attenzione dalle violenze.

Smentita la morte degli iraniani - Teheran ha inoltre smentito la morte, in un bombardamento lealista, di tre dei 48 rapiti a Damasco. "I nostri contatti ci hanno riferito che non ci sono segnali che facciano pensare che qualcuno degli ostaggi sia stato ucciso", ha detto il capo dell'Ufficio del ministero degli Esteri per il Medio Oriente, Mojtaba Ferdowsipour, all'emittente televisiva Al-Alam.