Nonostante le forze armate siriane abbiano annunciato di aver ripreso il controllo totale di Damasco e "ripulito" la città dai "terroristi", violenti combattimenti - secondo i ribelli - sono scoppiati tra insorti e governativi nei quartieri che circondano la zona di sicurezza della capitale dove hanno sede l'ufficio presidenziale e una delle residenze del ras Bashar al Assad. I combattimenti senza precedenti - a quanto riportano gli oppositori - si sono svolti per oltre mezz'ora tra Rukn ad Din, Muhajirin, Bashkatib e Malki, quest'ultimo esclusivo quartiere che ospita, tra l'altro, uno degli uffici del presidente.

Un segnale che le forze lealiste non controllavano tutta Damasco si era avuto già nella mattina di sabato quando si era diffusa la notizia - poi confermata da Teheran e dalle autorità siriane - del rapimento di "48 pellegrini iraniani" catturati da "bande di terroristi armati" lungo la strada che collega la capitale all'aeroporto internazionale, una delle arterie vitali per il regime.

E anche Aleppo, città teatro da dieci giorni di bombardamenti e scontri, è stata di nuovo al centro delle cronache di guerra in Siria: per la prima volta i ribelli sono riusciti a prendere il controllo per qualche ora dell'edificio della televisione di Stato, ma sono stati respinti dal bombardamento di elicotteri e Mig governativi. Nelle stesse ore, la tv qatarina al Jazira, che da giorni ha un inviato nella città a seguito dei ribelli, riferiva che la battaglia è arrivata nel cuore di Aleppo ai piedi della Cittadella antica, patrimonio Unesco dell'umanità. Fonti della sicurezza di Damasco hanno assicurato alla France Press che "la battaglia di Aleppo non è ancora cominciata" e che finora si è trattato solo di schermaglie. Pesantemente bombardati, i quartieri Hanano e Salah ad Din, presi dai ribelli la settimana scorsa.

E' impossibile riferire un bilancio preciso delle vittime. Che si contano a decine in tutto il Paese, con bombardamenti e scontri verificatisi anche a Homs e nella regione di Hama, in quella di Dayr az Zor e di Daraa.
Stamani un oscuro gruppo fondamentalista - Jubhat al Nusra - indicato dal regime come vicino ad al Qaida, aveva rivendicato l'uccisione, ancora non confermata, di un presentatore della TV di Stato, Muhammad Said, rapito da ignoti uomini armati lo scorso 19 luglio. I ribelli hanno smentito ogni loro ruolo nella vicenda.