Violenza continua in Siria dove la tensione continua a salire e le truppe di Assad passano
all'offensiva e bombardano la periferia di Damasco dopo aver accerchiato Aleppo. Una situazione che mercoledì 25 ha portato la Turchia a chiudere "per motivi di sicurezza" tutti i valichi di frontiera con la Siria, anche se permetterà l'ingresso ai profughi in fuga dal conflitto tra le forze di sicurezza di Bashar al-Assad e i ribelli.
La tensione lungo la frontiera turco-siriana è salita dopo l'abbattimento il mese scorso di un jet da ricognizione di Ankara da parte della contraerea di Damasco. La Turchia ha rafforzato lo schieramento militare lungo la frontiera dove ha posizionato missili terra-aria.

Mosca accusa Washington - Mentre la tensione sale alle stelle sono arrivate da Mosca dure accuse a Washington. Secondo il ministro degli Esteri, Sergei Lavrov, gli Stati Uniti avrebbero nei confronti di Damasco e della controffensiva dell'opposizione un atteggiamento "che giustifica il terrorismo". La Russia ha anche condannato l'ultimo round di sanzioni dell'Ue a Damasco definendolo un vero e proprio "blocco" aereo e navale della Siria, ma ha rassicurato l'Occidente e Israele sulla 'salvaguardia' delle armi chimiche.
Il ministro degli Esteri, Giulio terzi, ha però insistito che il ruolo di Mosca "è fondamentale" per la risoluzione della crisi. Il conflitto siriano ha "ormai caratteristiche di crimini contro l'umanita'", ha detto Terzi riferendosi ai "centinaia di morti al giorno, ai bombardamenti su interi quartieri e al forte timore che vengano impiegate armi chimiche".

Scontri senza sosta tra militari e ribelli - La violenza infatti non si ferma: per il sesto
giorno consecutivo le forze governative siriane si sono scontrate con i ribelli in alcuni quartieri di Aleppo dove nella nottate tra il 24 e il 25 erano giunti i rinforzi dell'esercito di Assad. Scontri sono stati registrati nel distretto di Bustan al-Qasr, nel sud della città, dove l'esercito ha sparato dagli elicotteri sui cittadini causando morti e feriti.

Defezioni dal regime - Di fronte a una tragedia che non sembra vedere la fine proseguono le defezioni eccellenti dal regime: due ambasciatori, quella a Cipro e il rappresentante negli Emirati Arabi, hanno lasciato gli incarichi e si sono rifugiati in altri paesi. Scappati dall'esercito siriano anche due altri generali, rifugiatisi in Turchia. Anche la missione Onu,
prorogata qualche giorno fa di altri 30 giorni, perde pezzi: secondo alcuni membri infatti già la metà degli osservatori sarebbero già andati a casa.