La Libia torna al voto 48 anni dopo l'ultima elezione, quella del 1964 quando a guidare il Paese era re Idriss, prima di essere deposto, cinque anni dopo, da Muammar Gheddafi. Durante i 42 anni di regime del rais, i partiti politici erano proibiti e le istituzioni praticamente inesistenti. Si vota il 7 luglio, 18 giorni dopo la data inizialmente prevista del 19 giugno, poi rinviata per motivi "tecnici e logistici".

I seggi sono aperti dalle 8 alle 20, più di 2,7 milioni i libici, (circa l'80% di potenziali elettori) iscritti alle liste elettorali e per molti di loro si tratterà della prima volta. Le iscrizioni sono iniziate a maggio; 200 i seggi da assegnare per l'assemblea costituente, di questi 80 andranno ai partiti politici e il rimanente ai candidati indipendenti. In base alla suddivisione della Commissione elettorale, 100 seggi andranno alla ex Tripolitania, 60 alla ex Cirenaica e 40 al Fezzan.

In base ai dati forniti dalla Commissione elettorale, sono 2.500 i candidati indipendenti e circa 1.200 appartenenti a 142 partiti politici. Tra questi spiccano: il partito di Giustizia e Sviluppo (o Costruzione), ramo politico dei Fratelli Musulmani; Al-Watan, guidato da Abdel Hakim Belhaj, ex leader del Gruppo Combattente dei Libici Islamici (Lifg), e la coalizione delle Forze Nazionali, i 'moderati' della nuova Libia, guidata dall'ex premier del Consiglio Nazionale di Transizione, Mahmoud Jibril.
Le donne candidate sono 629, appena il 3,4 per cento. Si vota con il sistema maggioritario (per i candidati individuali) e proporzionale (per i partiti politici). Per i risultati non è stata fornita alcuna data, ma è certo che dovranno essere annunciati entro l'inizio del Ramadan, previsto il 19 o 20 luglio.

La Libia è guidata al momento dal Consiglio nazionale transitorio (Cnt), organo non-eletto, formato da leader tribali e oppositori di Gheddafi, riconosciuto dalla comunità internazionale come leadership legittima del Paese. Sarà smantellato dopo le elezioni per l'Assemblea Costituente. Il compito di quest'ultima è infatti quella di nominare un nuovo governo in sostituzione di quello attuale guidato dal primo ministro Abdurrahim el-Keib. L'Assemblea dovrà inoltre nominare una commissione per redigere una Costituzione che dovrà poi essere ratificata con un referendum. Da lì verranno fissate nuove elezioni per il 2013.

Per assicurare che le elezioni si svolgano in maniera "trasparente" sono presenti gli osservatori internazionali, un team di esperti dell'Unione Europea e anche del Carter Centre. Il problema della sicurezza nel Paese rimane e non sono pochi i timori di qualche conflitto soprattutto dopo l'assalto domenica alla sede della commissione elettorale a Bengasi, capoluogo della Cirenaica, dove uomini armati hanno saccheggiato gli uffici per rivendicare una maggiore autonomia della regione.