di Nicola Bruno

Capi di stato come Barack Obama, Hugo Chavez e Dimitri Medvedev; il Ministro degli esteri italiano Giulio Terzi e il collega tedesco Guido Westerwelle; esponenti del mondo della cultura (Dalai Lama, Bill Gates, Salman Rushdie) e dell’attivismo online (Beppe Grillo, Wael Ghonim). Ma anche gruppi armati come i talebani in Afghanistan o le milizie somale Al-Shebab, insieme a centinaia di organizzazioni non governative, think-tank, istituti di ricerca e servizi segreti.
Tra un vertice e una conferenza stampa, ogni giorno queste personalità così diverse tra loro sono anche su Twitter. Cinguettano non solo per promuovere la propria immagine, ma anche per prendere posizione sui temi di attualità o fare vere e proprie dichiarazioni di guerra. Se  è quindi vero che sul social network si sta affermando una sorta di diplomazia 2.0, ora arriva la mappa interattiva realizzata dall’agenzia francese AFP per mettere ordine nella babele di tweet che ogni giorno vengono scambiati sui temi delle relazioni internazionali e monitorare le conversazioni più interessanti.

Diplomazia 2.0 - L’applicazione è consultabile online gratuitamente e permette di visualizzare in tempo reale i temi al centro del dibattito secondo diverse tipologie: per paese, hashtag, personalità. Alla base del progetto c’è un database di oltre 6 mila account istituzionali e non, in rappresentanza di 120 paesi. Ogni profilo è innanzitutto verificato e poi valutato in base ad un algoritmo che prende in considerazione il numero di follower e di interazioni.
“Si tratta di uno strumento certamente interessante. Anche perché rappresenta un primo tentativo di visualizzare l’eterogeneità di scambi comunicativi che avvengono ogni giorno su Twitter e che, sempre più spesso, possono influenzare la conversazione globale”, commenta Augusto Valeriani, autore di “Twitter Factor” (qui un estratto) e docente di Mass media presso la Facoltà di Scienze politiche di Forlì.

Le personalità più influenti - Navigando la mappa per profilo si possono visualizzare le classifiche con gli account più influenti nei diversi paesi: rappresentanti governativi, esponenti del mondo della cultura, attivisti. E così scoprire, ad esempio, che le cinque personalità più importanti sono Barack Obama, Bill Gates, il Dalai Lama, Hugo Chavez e Al Gore. In Italia, invece, i più influenti sono Beppe Grillo, Roberto Saviano e Pierluigi Bersani. “Un altro aspetto interessante della mappa – sottolinea Augusto Valeriani - è la scelta di includere non solo attori istituzionali, ma anche esponenti della società civile o dell’attivismo online. Al di là di personalità note come il Dalai Lama o Salman Rushdie (che venivano presi in considerazione anche prima), l’applicazione offre spazio anche soggetti nuovi che hanno costruito la propria potenza comunicativa per lo più in rete. In questo modo si prova ad allargare il dibattito a voci prima escluse”.

La classifica e l'Italia - Le classifiche sono aggiornate in tempo reale in base alle interazioni e agli argomenti più discussi, quindi sono sempre soggette a cambiamenti. Ad ogni modo, in base a questa classifica, in questo momento l’Italia non sembra brillare sul fronte della diplomazia 2.0. Tra gli account presi in considerazione dall’applicazione di AFP per ora troviamo personalità molto diverse tra loro: dal Ministro degli esteri Guido Terzi e l’ambasciatore a Washington Claudio Bisogniero agli esponenti politici (Pierluigi Bersani, Antonio Di Pietro, Pierferdinando Casini, Angelino Alfano), passando per i giornalisti (Mario Calabresi ed Ezio Mauro) e i docenti universitari (Ennio di Nolfo, Germano Dottori). Non mancano esponenti dell’attivismo o dell’informazione online, come il profilo del blog collettivo Lo Spazio della Politica o quello di Anonymous Italia. Anche questo elenco è comunque in costruzione: AFP chiede agli utenti di segnalare altri profili interessanti da includere.

Inclusione e conversazione - Se l’applicazione di AFP funziona bene sul fronte della categorizzazione dei profili più interessanti, la visualizzazione delle conversazioni non sembra altrettanto efficace (al momento è ancora troppo macchinosa e poco chiara). Eppure, secondo Valeriani, proprio questo è l’aspetto più rilevante della diplomazia 2.0: “Lo strumento Twitter è importante, ma fino a un certo punto; quello che conta sono anche le modalità con cui si dialoga online. Un’ambasciata che lo usa solo per distribuire meglio i propri comunicati stampa non produce chissà quale rivoluzione. C’è bisogno che la diplomazia ripensi il proprio modo di operare, coinvolgendo altri soggetti e, soprattutto, aprendosi di più alla società civile”. Un esempio da imitare, secondo Valeriani, è il Ministro degli Esteri svedese Carl Bildt: “Non solo usa Twitter per aggiornare sulle sue attività, ma risponde anche alle richieste dei follower, usa gli hashtag e segnala contenuti interessanti”.