di Carola Frediani

Un tweet non è per sempre. Non solo perché con il tempo viene inghiottito dal web profondo, e ricercarlo diventa un’impresa, a cui si dedicano appositi motori di ricerca. Ma anche per il fatto che chi lo pubblica può sempre decidere di cancellarlo. In tal caso, a meno che non venga subito ritwittato da altri, se ne vola via, alla faccia dello “scripta manent”.

La tentazione di schiacciare sull’icona del cestino non appena ci si accorge di averla sparata grossa, di aver preso un abbaglio, o di aver semplicemente infilato un refuso di troppo è certamente molto umana. Ma secondo alcuni anche scorretta nella grammatica della Rete e comunque inopportuna se a cinguettare è un politico, da cui si pretende un surplus di responsabilità.

Un archivio online - Per tutti questi motivi negli Stati Uniti la Sunlight Foundation, nota organizzazione che spinge per una maggior trasparenza del governo americano, ha lanciato il sito Politwoops, una sorta di raccoglitore di tutti i tweet cancellati dai politici.  Il progetto segue i profili ufficiali del presidente Obama, di Mitt Romney, degli altri ex candidati repubblicani alla nomination, e dei membri del Congresso, in tutto circa 435 account. Ogni volta che un politico twitta, la piattaforma archivia il suo messaggio, e se viene poi cancellato lo stesso è automaticamente pubblicato su Politwoops. Il servizio è stato appena messo online, tuttavia, poiché era in funzione da qualche mese, ha già raccolto oltre 3mila cinguettii rimossi.

I casi più famosi
- E se la maggior parte di queste cancellazioni sono dovute a errori di battitura, per cui il messaggio viene eliminato e poi riscritto, non mancano veri e propri ripensamenti relativi al contenuto di quanto pubblicato. Si va dal tweet del senatore John McCain che prende in giro le lacrime di Vladimir Putin dopo la sua rielezione, specificando che a piangere sarà soprattutto il popolo russo; al parlamentare repubblicano Jeff Miller che linka un sondaggio di Facebook in cui si chiede se Obama è davvero nato negli Stati Uniti; fino a un tweet in terza persona dell’account dell’ex-candidato repubblicano Newt Gingrich, che suona tanto goffo quanto roboante.
Il sistema, che permette agli utenti di rispondere o di ritwittare i messaggi scomparsi conteggia anche il tempo intercorso tra la pubblicazione e la rimozione. E in effetti le cancellazioni più inquietanti sembrano quelle che avvengono dopo un bel po’ di ore. La parlamentare democratica Terri Sewell, ad esempio, ha eliminato un messaggio apparentemente innocente a tre giorni di distanza. In questi casi si aprono speculazioni e dietrologie di ogni tipo.

Le versioni internazionali
- Politwoops, che con il lancio americano ha ricevuto molta popolarità, non è un servizio nuovissimo. Era già nato in Olanda, sviluppato dalla Open State Foundation; ma della piattaforma esistono altre 11 versioni internazionali, dal Belgio alla Spagna, dalla Francia alla Gran Bretagna. Manca purtroppo l’Italia, ed è un vero peccato considerate le perle che a volte si nascondono negli account Twitter dei nostri politici.

In Italia - Il caso più recente ed eclatante di frase cancellata è stata quella pubblicata (su Facebook, però) dal consigliere comunale leghista di Rovato, Stefano Venturi, in relazione al sisma che ha colpito l’Emilia Romagna: "Terremoto nel Nord Italia...  Ci scusiamo per i disagi, ma la Padania si sta staccando. (La prossima volta faremo più piano...)”. La rimozione dell’infelice messaggio non ha però impedito un bipartisan moto di indignazione che ha portato alle dimissioni di Venturi da segretario di sezione.
Ma le sparate e gli strafalcioni su Twitter non mancano. Memorabili quelli dei politici palermitani (gallery). Senza dimenticare il pirotecnico scoppiettio dell’account del sindaco di Genova Marta Vincenzi dopo la sconfitta alle amministrative, con tanto di comparazione a Ipazia.
Più in generale, sembra che i politici italiani non temano di manifestare le proprie opinioni a caldo su Twitter, anche dopo eventi delicati come le elezioni. E, a onor del vero, molti dei loro deragliamenti sono ancora tutti online. Insomma, non sono stati cancellati. Consapevolezza del mezzo, assenza di vergogna o mancata conoscenza del tasto delete?