di Federico Guerrini

Assomiglia un po' a Facebook: ogni iscritto ha una sua pagina personale, e un flusso di aggiornamenti notificati in bacheca; può unirsi a dei sottogruppi, confermare o meno la partecipazione agli eventi in agenda e interagire con agli altri membri. Solo che, a differenza del suo illustre predecessore, Dashboard, lo strumento creato dallo staff di Barack Obama, ha un fine eminentemente politico: aiutare i sostenitori del presidente Usa a coordinare e potenziare gli sforzi in vista della campagna per la rielezione. Il quotidiano britannico The Guardian l'ha definito il “Sacro Graal” dell'organizzazione dell'attivismo online.
Tuttavia, Dashboard è molto più di un altro social network di settore: riflette il mutamento che sta caratterizzando il Web in questo primo scorcio del millennio.
Se il 2008 era stato l'anno dei social network e Obama era stato incoronato da alcuni commentatori come il primo “social media President”, il 2012 si avvia ad essere l'anno dei Big Data e con il nuovo tool, messo a punto in un anno e passa di lavoro da un team di più di cento persone, fra informatici, esperti di statistica, ingegneri, matematici, blogger, i democratici sperano di creare il primo “data President”. Sotto il “cruscotto” girano tre grandi database: Vote Builder, che contiene i dati anagrafici di 190 milioni di iscritti alle liste elettorali; la lista dei finanziatori della campagna Obama for America; e infine quella dei supporter online, quest'ultima composta da 23 milioni di email raccolte nel corso della campagna presidenziale di quattro anni or sono e negli anni successivi.

Quando ci si collega alla pagina iniziale di Dashboard, all'interno del sito Barackobama.com, viene richiesto di inserire il proprio codice postale e il nome della strada in cui si è domiciliati, in modo che il sistema possa scoprire quali sono i gruppi di supporter del candidato democratico più vicini geograficamente e suggerire un elenco di team ai quali è possibile aderire.
Fatta la propria scelta, e creato con username e password un profilo, si ha finalmente accesso alla bacheca personale, composta da otto schede: Latest Activity, My Team, Events, My Messages, Groups, Make Calls, Get Fired Up, Numbers. Tutto quello che occorre per avere accesso via Pc o smartphone a una centrale operativa online tramite cui ogni singola cellula del grande bacino di supporter del presidente americano può restare in contatto con le altre.
In parte, Dashboard si rifà a National Field, uno strumento creato in fretta e furia nel 2008 da un gruppo di “smanettoni” per aiutare i funzionari democratici a interagire con la base del partito, ma nel nuovo strumento il guru digitale di Obama, Michael Slaby e il suo staff di genietti dell'hi-tech, hanno voluto inserire un elemento di competizione fra gli iscritti.
Nella sezione “Numbers” si ha infatti accesso a ogni tipo di statistiche sull'attività di ciascun membro del team: quanti indirizzi email ha raccolto, quante i contatti telefonici tentati e quanti andati a buon fine (le telefonate possono essere fatte direttamente online, tramite la scheda “Make Calls”), a quanti incontri del team ha partecipato, e così via. L'obiettivo è quello di introdurre nell'impegno politico un elemento ludico, suscitando negli attivisti  lo stesso grado di coinvolgimento e passione tipici di programmi come Farmville o Cityville, che su Facebook hanno milioni di fan.

È chiaro che lo staff di Obama punta molto su Dashboard per controbilanciare, con la mobilitazione popolare e il passaparola, lo strapotere dei repubblicani in termini di advertising televisivo. Al punto che, a differenza di quanto accaduto nel 2008, quando la piattaforma di coordinamento online del partito democratico era stata messa a punto dal fornitore esterno, la Blue State Digital, il nuovo tool è stato sviluppato interamente in casa. Molto dipenderà dall'accoglienza che i vecchi supporter, quelli il cui impegno è stato decisivo per la vittoria del 2008, riserveranno al programma. Secondo quanto riporta il sito di analisi Tech President, alcuni della vecchia guardia paiono restii ad abbandonare il vecchio sistema delle liste di discussione territoriali, che tanto frutto diede quattro anni fa e piuttosto che farsi altri amici col nuovo sistema, preferirebbero continuare a lavorare col proprio network, composto da persone la cui affidabilità è già stata testata sul campo.