“E’ un’azione sedicente che fa parte della soft war contro la nazione iraniana”. Con queste parole il portavoce del ministro degli esteri dell’Iran, Ramin Mehmanparast,ha bollato l’atteggiamento di Google, che da qualche giorno ha rimosso il nome “Golfo Persico” dal servizio Maps lasciando uno spazio vuoto sul lembo di mare che separa la penisola arabica dall’Iran. “Abbiamo inserito nella nostra agenda diplomatica una protesta ufficiale contro Google”, ha dichiarato Mehmanparast alla televisione di Stato.

La designazione del Golfo, zona strategica per le rotte petrolifere, è oggetto di una disputa decennale tra l’Iran e gli stati arabi. L’Iran lo chiama “Persico”, gli altri stati “arabo” nonostante, da un punto di vista storico, la versione iraniana sia la più accreditata. E in qualsiasi caso qualcuno rimane sempre offeso. Spesso, infatti, nei trattati diplomatici l’incertezza è grande. Se il golfo viene chiamato “Persico”, Arabia Saudita, Bahrain, Kuwait, Iraq, Qatar e Emirati Arabi Uniti si offendono. Se lo si chiama "Arabico", se ne risente l’Iran. Se non lo si chiama in alcun modo, l’affronto riguarda entrambe le fazioni.

Ma la vera questione di fondo rimane lo scontro diplomatico tra l’Iran e gli Stati Uniti, che osteggiano con forza il programma nucleare della Repubblica Islamica. L’intervento di Google, secondo l’Iran, ha un chiaro intento politico.