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Francia, è l’ora della prima verità. Dalle ore 8 alle 20 di domenica 22 aprile sono aperti i seggi in tutto il paese per il primo turno delle elezioni presidenziali. Dieci candidati (ecco chi sono), due quelli che si giocano sul serio la leadership del paese: il presidente uscente Nicolas Sarkozy e il socialista François Hollande.
Un primo turno importante, visto che potrebbe proiettare la sinistra verso una riconquista dell'Eliseo 17 anni dopo François Mitterrand. I sondaggi infatti sembrano sorridere a Hollande, mentre Sarko spera in una rimonta all’ultimo voto.

Il primo turno arriva, come ormai è tradizione, in un giorno di vacanza: molti francesi sono in ferie post-pasquali e questo - come nel 2002 - potrebbe aumentare il livello di astensione. Ma su questo tema i sondaggi, fallimentari nelle ultime due edizioni della corsa all'Eliseo, divergono in modo clamoroso fra il 17 e il 25%.

L'Europa alla finestra - E' invece molto alto il livello di attesa dell'Europa e dei mercati, piuttosto scettici sul personaggio François Hollande. Sarkozy non ha risparmiato al suo avversario attacchi riguardanti proprio lo scenario "alla greca" che attenderebbe la Francia nel caso di vittoria socialista, ricordando quel crollo del 17,1% della Borsa di Parigi nella settimana che seguì l'elezione di Francois Mitterrand il 10 maggio 1981. Lui, Hollande, non ha mai fatto una piega, né si è nascosto dietro un dito: "Il mio vero avversario non ha un nome - ha detto - non ha un volto, non ha un partito, non presenterà mai la sua candidatura e non sarà eletto, e tuttavia governa. Questo avversario e' il mondo della finanza".

Il programma socialista - Hollande prevede il raggiungimento dell'obiettivo del 3% del rapporto deficit-pil nel 2013 e il ritorno all'equilibrio nel 2017, un anno più tardi rispetto alle previsioni del programma di Sarkozy. Sulle banche, vuole la separazione delle attività di deposito da quelle speculative, l'aumento della tassazione dei loro utili, l'abolizione dei prodotti finanziari “tossici” e delle stock-option, la regolazione dei bonus, oltre alla Tobin tax. L'uscita dalla crisi dovrebbe arrivare, per l'uomo della gauche, oltre che dagli stimoli alla crescita, da un'imposizione fiscale sulle fasce di reddito più alte che non ha precedenti in Francia: il 45% al di sopra di 150.000 euro, il 75% al di sopra del milione.

I dubbi di Sarkozy - Il presidente uscente, che ha tardato quattro mesi a dichiararsi rispetto al rivale - uscito direttamente dalle primarie socialiste del 16 ottobre 2011 - le ha provate tutte per rimettersi in corsa, più volte i sondaggi hanno decretato la rimonta, ma puntualmente è arrivata la discesa. Sarkozy, circondato da un clima di chiara sfiducia anche nel suo staff, ci crede ancora e vuole andare fino in fondo. Sta preparando nei minimi particolari le prossime due settimane, quelle del duello per il ballottaggio con Hollande. Spera nel duello tv, previsto per il 2 maggio, e in una grande manifestazione a Parigi, forse a Champ-de-Mars, per colmare quei 10 punti di distacco al secondo turno ai quali lo inchiodano i sondaggi. Gli analisti dicono che per sperare, Sarkozy deve arrivare in testa al primo turno. Se arriva secondo, Hollande ha già vinto.

Il ruolo degli "outsiders" - La dinamica elettorale dipenderà anche dal piazzamento degli altri concorrenti e dalla destinazione dei loro voti. Se la candidata del Fronte nazionale, Marine Le Pen, farà l'exploit superando il record del 16,86% del padre Jean-Marie nel 2002 saranno dolori per Sarkozy: significherà che l'operazione di sottrazione di voti tentata dal presidente in questi giorni di campagna elettorale, forzando sul dimezzamento dell'immigrazione e sull'uscita della Francia da Schengen, non è riuscita.
Se la Le Pen resta bassa, se ne avvantaggerà Jean-Luc Melenchon, il candidato in cravatta rossa che ha resuscitato comunisti e ultrasinistra e che è stato la spina nel fianco di Hollande fino ad ora, ma che al ballottaggio riverserà quasi tutto il suo serbatoio di voti sul socialista: gli analisti assicurano infatti che ben l'85% per cento dei suoi elettori metterà la croce sul nome di Hollande il 6 maggio.

Il primo sconfitto: Bayrou - In ogni caso, Melenchon è stato la vera rivelazione di questa campagna elettorale. Proprio il contrario di François Bayrou, che fallisce per la terza volta l'obiettivo di qualificarsi per il ballottaggio e stavolta la sconfitta è sonora: arriverà quinto con uno score deludente, attorno al 10%. Per il centrista del MoDem, resta l'obiettivo di essere ancora ago della bilancia al ballottaggio e infatti non ha lasciato trapelare le sue intenzioni.
Per l'ex magistrata Eva Joly, candidata di Europe Ecologie, si tratta di scegliere fra disfatta e scomparsa dal panorama politico: i sondaggi le danno un 2,5%, se arrivasse al 4% sarebbe un miracolo. Per gli altri - il "candidato dei piccoli", Nicolas Dupont-Aignan, il trotzkista Philipe Poutou, la “pasionaria” di Lutte Ouvriere Nathalie Arthaud, e l'inafferrabile Jacques Cheminade, che vuole radere al suolo le Borse da Wall Street alla City - il voto chiuderà probabilmente la parentesi di notorietà.