Il raggiungimento di un accordo economico con i familiari dei due pescatori indiani morti ed una improvvisa presa di distanze dell'avvocato dello Stato centrale dalla severa posizione delle autorità del Kerala hanno scosso la vicenda dei marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, che sembrava destinata ad impantanarsi lentamente nelle sabbie mobili della burocrazia indiana.

Indennizzo di 145mila euro a famiglia - Sono stati i media indiani a rivelare un po' a sorpresa che, alla fine, i contatti intrapresi a diversi livelli da emissari italiani e non con i parenti delle due vittime dell'incidente in mare del 15 febbraio "avevano raggiunto il loro obiettivo". Grazie a questa intesa la moglie di Jalastine Valentine e le sorelle di Ajeesh Binki riceveranno in ciascun caso un indennizzo di 10 milioni di rupie, equivalenti a quasi 150.000 euro.
"Nulla può ripagare la perdita di mio marito - ha commentato Doramma, la moglie di Valentine - ma almeno in questo modo posso sperare di dare un futuro ai miei due figli che potranno studiare e non essere costretti ad intraprendere la dura vita dei pescatori".

Un tribunale esaminerà l'accordo - Sempre secondo i media locali, un tribunale di conciliazione speciale (Lok Adalat) esaminerà martedì 24 aprile a Kochi l'accordo raggiunto fra il governo italiano e le famiglie dei pescatori morti. I legali dei familiari e del governo italiano hanno presentato petizioni all'Alta Corte di Kochi sul raggiungimento dell'accordo e la volontà di chiudere le specifiche controversie che li oppongono.

Di Paola: "E' un atto di generosità" - A Mosca, dove ha incontrato il presidente russo Dmitri Medvedev, il ministro della Difesa italiano Giampaolo di Paola ha confermato l'accordo sostenendo che "è stato un atto di donazione, di generosità, ex gratia, al di fuori di un contesto giuridico", che "non ha nulla a che fare con il procedimento giudiziario".
La definizione di questo accordo, ha appreso l'ANSA da fonte diplomatica italiana, avverrà formalmente martedì prossimo nell'Alta Corte di Kochi dove, pur in epoca di vacanze giudiziarie, opera un tribunale di emergenza.

La Enrica Lexie è ancora al largo di Kochi
- Intanto, a New Delhi presso la Corte suprema si è svolta la seconda udienza riguardante il rilascio della nave Enrica Lexie, bloccata da metà febbraio al largo di Kochi (GUARDA LA MAPPA). Tutto sembrava andare nel senso di un'autorizzazione definitiva alla partenza, ma la mancanza di una risposta scritta da parte della moglie di uno dei due pescatori uccisi ha bloccato tutto e spinto il giudice a fissare una nuova udienza per il prossimo 30 aprile.
Nel corso di questo dibattito, tuttavia, è emersa una inattesa posizione da parte del 'solicitor general'  l'avvocato dello Stato centrale che dipende dal Procuratore della Repubblica, Harin Rawal, il quale ha duramente criticato l'operato della polizia del Kerala accusata di avere agito al di fuori delle sue competenze. "Quella polizia - ha sottolineato - non poteva far sequestrare la Enrica Lexie in quanto l'incidente è avvenuto oltre il limite delle acque territoriali delle 12 miglia nautiche": è, inaspettatamente, la stessa posizione sostenuta fin dall'inizio dal team italiano nella sua battaglia legale all'Alta Corte del Kerala.
Intervistato da una tv, il 'chief minister' del Kerala, Oommen Chandy, ha ribattuto che "ogni iniziativa è stata presa in accordo con il governo centrale. L'incidente è avvenuto nel nostro territorio ed abbiamo il diritto di applicare le nostre leggi".