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Da una parte la Russia di Putin, vincitore delle presidenziali del 4 marzo per il terzo mandato, dall'altra la Russia della società civile che per la prima volta si è organizzata in Rete e poi si è data appuntamento in piazza per denunciare con forza brogli e repressioni e chiedere un cambiamento. Queste le due anime del Paese, in costante tensione tra il vecchio e il nuovo, raccontate nello speciale Jet Lag di SkyTG24.

Il mandato presidenziale, intanto, è stato allungato da 4 a 6 anni. Vladimir Putin, eletto per la prima volta nel 2000, resterà in carica almeno fino al 2018. Ma ha la possibilità di ricandidarsi mantenendo il potere sino al 2024, ossia un quarto di secolo: meno solo di Stalin. Sono in molti, però, a credere che la nascita del movimento di opposizione abbia segnato l'inizio della fine dell' "uomo forte della Russia".
Per ora, tuttavia, Putin ha superato l'ostacolo del voto con una vittoria indiscutibile al primo turno: il leader vetero comunista Ghennadi Ziuganov, eterno secondo, si è fermato al 17,1%. Gli altri tre a meno del 10%, con la sorpresa dell'oligarca Mikhail Prokhorov al terzo posto con il 6,9%, davanti al leader ultranazionalista Vladimir Zhirinovski (6,7%) e al grigio capo del partito Russia Giusta Mironov (3,7%).