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di Antonella Napolitano

La data per la ratifica del Parlamento Europeo è fissata per l'11 Giugno 2012. Per quel giorno dovrebbe - il condizionale è d'obbligo - concludersi l'iter di Acta (acronimo di Anti-Counterfeiting Trade Agreement), il trattato internazionale contro la contraffazione che, per la parte che riguarda il diritto d'autore in Rete, ha scatenato proteste in mezza Europa.
La decisione della Commissione Ue di rivolgersi alla Corte di giustizia per verificare la legittimità del provvedimento potrebbe però rallentare l'iter.
Le ratifiche "sono nelle mani dei governi nazionali e saranno sospese fino al pronunciamento della Corte", ha spiegato il commissario al commercio estero Karel de Gutch: "E' bene - ha aggiunto - che la Corte valuti tutti gli aspetti dei diritti fondamentali e dica quali sono i limiti che la Ue deve rispettare".

In attesa del pronunciamento dei giudici, l'Unione Europea inizierà a discutere il trattato già dal prossimo 29 febbraio, principalmente all’interno della commissione che si occupa di Commercio Internazionale, incaricata di dare indicazioni al Parlamento circa l’accettazione o meno del trattato. E proprio l'arrivo del dibattito a Bruxelles ha portato di migliaia di cittadini a scendere nelle piazze di diverse città europee per chiedere l'apertura di una discussione pubblica sul tema e maggiore trasparenza da parte dei politici che nei prossimi mesi voteranno l’entrata in vigore dell’accordo.

Cos'è l'Acta - L’obiettivo dell'Acta è di creare cooperazione a livello internazionale per lottare contro la violazione di diritti legati alla proprietà intellettuale, e quindi uno standard unico di misure da applicare in questo ambito per tutti i paesi firmatari, che ritengono queste misure indispensabili in un mercato globale per proteggere il lavoro di chi produce beni tutelati da questi diritti. L’Unione Europea stima in 8 miliardi le proprie perdite economiche a causa della circolazione di merci contraffatte.
Se il nome del trattato può far pensare a beni esclusivamente fisici, il focus sul copyright è esplicito già a pagina 1 (qui in versione Pdf), dove si legge che l’accordo si propone di “affrontare il problema della violazione dei diritti di proprietà intellettuale, incluse le violazioni che si verificano in ambito digitale”. L’obiettivo è creare quindi uno standard internazionale di misure da applicare in questo ambito e trovare così una soluzione a quella tensione tra libertà di espressione e tutela del diritto d'autore che negli ultimi anni ha animato il dibattito sulla rete.

Le critiche - La principale critica mossa all’Acta riguarda l’articolo 27: agli stati viene richiesto  di promuovere sforzi di collaborazione con le imprese per affrontare in modo appropriato il problema della violazione della proprietà intellettuale. Questo significa, ad esempio, che i governi nazionali avrebbero la facoltà di ordinare ai fornitori di servizi online di comunicare i dati personali di chi ha effettuato una presunta violazione al copyright, quando ne viene presentata denuncia.
Inoltre i critici fanno notare che le negoziazioni hanno escluso nazioni come Cina, India e Brasile, Russia, paesi dal rilevante peso economico, e dove viene prodotta una consistente parte dei beni contraffatti (guarda il video prodotto da Anonymous sui rischi dell’Acta).

Passi indietro - L’idea del trattato è stata promossa nel 2007 e le negoziazioni hanno coinvolto molte nazioni in tutto il mondo. Lo scorso 26 gennaio 22 dei 27 stati dell’Unione Europea (Italia inclusa) hanno ratificato l’accordo.
Ma questa firma è stato solo l’inizio: lo stesso giorno della ratifica, l’europarlamentare francese Kader Arif ha rassegnato le sue dimissioni dal ruolo di rapporteur dell’ACTA. La figura del rapporteur, o relatore, è centrale, in quanto si occupa di analizzare un’iniziativa di legge o un argomento e redigere relazioni sulla "linea" politica da seguire. Arif ha lasciato il suo ruolo lamentando un accordo dai pessimi contenuti, con negoziazioni condotte in segreto e soggette a forti pressioni.
Un segnale così forte da parte di una persona coinvolta da vicino nelle negoziazioni ha confermato le preoccupazioni di chi era scettico e dato il via a un movimento di protesta che già discuteva da tempo dei pericoli dell’accordo.

Proteste in Europa - Inizialmente i governi europei hanno sottovalutato le manifestazioni, ma sono bastati però pochi giorni per fare marcia indietro: Polonia, Romania e Repubblica Ceca hanno sospeso la ratifica del trattato. L’ambasciatrice slovena che aveva firmato l’accordo si è addirittura scusata con la popolazione, affermando di aver agito con poco senso civico e di non aver fatto gli interessi dei cittadini.
La prova di forza è arrivata sabato 11 Febbraio, con migliaia di persone nelle piazze. Solo in Germania le manifestazioni hanno raccolto 25.000 persone, un dato significativo anche considerando che, alla vigilia della giornata globale di protesta, la Germania ha dichiarato che per il momento non ratificherà il trattato. L’annuncio, fatto per voce del ministro della Giustizia è importante anche perché fa esplicito riferimento alla necessità di dibattito pubblico, anche all’interno del Parlamento Europeo, riconoscendo di fatto l’importanza della discussione promossa dal movimento dei cittadini.

Ma se il processo è iniziato nel 2007, perché solo ora l’esplosione delle proteste?
In realtà, le principali organizzazioni sulla libertà di espressione in Rete si sono mobilitate da tempo, già a partire dal 2008, quando Wikileaks pubblicò i primi documenti delle negoziazioni e le bozze parziali dell’accordo (in seguito modificate). Già da tempo vengono diffusi appelli sul tema e informazioni dettagliate sui possibili rischi che deriverebbero dall’applicazione dell’Acta.
La mobilitazione massiccia però è arrivata nelle ultime settimane, sulla scia di quella partita dagli Stati Uniti contro SOPA e PIPA, i due disegni di legge contro la pirateria online, contro cui si è formato un movimento di protesta che ha unito cittadini e giganti del web come Google e Wikipedia. “Questo ha ‘svegliato’ molti cittadini - spiega Jérémie Zimmermann, co-fondatore dell’Ong francese La quadrature du Net - Molte persone si sono rese conto del potere dei propri governi di porre minacce globali alla loro libertà di espressione”. La protesta contro SOPA e PIPA, culminata in una giornata di blackout del web lo scorso 18 gennaio, non è stata limitata agli Stati Uniti, ma è diventata globale, spiega Zimmermann.
Il prossimo banco di prova è fissato al 25 febbraio, giorno in cui è prevista una nuova mobilitazione nelle piazze di tutta Europa (Italia compresa).