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E' impasse all'Onu dove la Russia ha imposto il suo niet alla risoluzione del Consiglio di Sicurezza che punta a 'sfrattare' il presidente siriano, Bashar al Assad, e porre fine a 11 mesi di sanguinosa repressione. Il rischio di un intervento militare straniero nel Paese, come avvenuto in Libia, è il nodo centrale che ha spinto Mosca (ma anche
Pechino) a minacciare il veto, malgrado le rassicurazioni di Usa ed Europa. Il testo "non contiene la cosa più importante": e cioè "una clausola chiara per escludere che la risoluzione possa essere usata per giustificare un intervento militare straniero in Siria", ha spiegato l'inviato russo presso l'Unione Europea, Vladimir Chizhov.

Uno sforzo congiunto per risolvere la crisi - Le diplomazie, però, sono al lavoro e da Mosca è arrivato qualche timido segnale di apertura. Il viceministro degli Esteri russo, Ghennady Gatilov, ha annunciato che la bozza non sarà votata "nei prossimi giorni" (si sperava di metterla ai voti già il 2 febbraio) proprio per "gli sforzi" in corso per arrivare a un testo che sia "accettabile per tutte le parti". Anche il segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, ha assicurato che "nei prossimi giorni" vi sarà "uno sforzo congiunto" per arrivare a un accordo e "lanciare un messaggio ad Assad e al suo regime". Del resto, lo stesso l'ambasciatore russo alle Nazioni Unite, Vitaly Churkin, aveva assicurato al Consiglio di sicurezza che un accordo sulla Siria "è non solo necessario ma possibile". E il ministro degli Esteri francese, Alain Juppé, aveva escluso qualsiasi ipotesi di uso della forza - "la Siria non è come la Libia" - al pari del collega britannico, Willian Hague.

In Siria è guerra civile  - Intanto, in Siria le violenze proseguono senza sosta. Gli attivisti hanno denunciato altri 43 civili uccisi oggi dalle forze di sicurezza (tra cui una donna e un bambino a Damasco) e nella zona della 'martire' Homs si segnalano violenti
combattimenti tra lealisti e soldati dissidenti. Una situazione che sta rapidamente evolvendo nella guerra civile e settaria, come sottolineano molti analisti, tra cui l'autorevole Joshua Landis. Nel Paese, inoltre, sono stati rapiti altri 11 pellegrini iraniani in viaggio verso la capitale: è il secondo sequestro di iraniani nel mese di gennaio.