L'Iran sta lavorando alla bomba atomica in una prospettiva militare. Dopo giorni di indiscrezioni e ipotesi, l'attesissimo rapporto dell'Aiea sul programma nucleare di Teheran è di una chiarezza inconsueta e provoca le immediate reazioni di Teheran che lo giudica "squilibrato, non professionale e politicamente motivato".

Nel documento, diffuso nella serata di martedì 8 novembre, l'Aiea afferma di essere in possesso di informazioni "credibili" fornite anche da Stati membri che indicano che "l'Iran ha condotto attività rilevanti per lo sviluppo di dispositivi esplosivi nucleari" e dice di nutrire "serie preoccupazioni riguardo le possibili dimensioni militari del suo programma nucleare".
Secondo le informazioni a disposizione, Teheran avrebbe "pianificato e avviato sperimentazioni preparatorie che sarebbero utili nel caso in cui volesse condurre un test per un ordigno nucleare".
Dunque si hanno riscontri coerenti e credibili di una dimensione militare del programma nucleare e cioè dell'esistenza di un programma occulto, al di là di quello ufficiale dichiarato da Teheran per scopi meramente civili.
Il presidente iraniano, Mahmoud Ahmadinejad, ha avvertito che il suo Paese "non arretrerà di un millimetro lungo la strada che ha intrapreso" in campo nucleare.

L'Onu pronta a intervenire? - E' la prima volta che l'Aiea denuncia così esplicitamente l'esistenza di un programma militare iraniano, a dispetto delle assicurazioni finora fornite da Teheran.  E lo fa ora, con il direttore generale Yukiya Amano che, rispetto al suo predecessore Mohamed El Baradei, ha sempre avuto un approccio più fermo con Teheran. Detestato per questo dal regime degli ayatollah, è stato definito dal presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad una "persona priva di autorità".
E' probabile, ritengono molti osservatori, che venga chiamato in causa il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Una ipotesi che allontana, almeno per il momento, un attacco da parte dello Stato ebraico, come hanno osservato alcune tv israeliane.

La Ue esclude l'intervento militare - Intanto l'Unione europea sta consultando gli Stati membri e i partner internazionali sull'ipotesi di sanzioni aggiuntive contro Teheran, ma esclude completamente l'opzione militare. "Questa ipotesi non è sul tavolo, solo Israele la persegue ma tutti sono favorevoli a una soluzione diplomatica". Secondo fonti diplomatiche europee "la risposta della Ue e della comunità internazionale sarà adeguata al livello delle preoccupazioni sollevate dai risultati del rapporto dell'Aiea, che mettono in luce gli scopi militari del programma nucleare dell'Iran". La questione sarà discussa lunedì 14 novembre dai ministri esteri della Ue.

Da Israele nessun commento - Nella partita a poker che inizia nelle cancellerie occidentali, sono probabili molti bluff. Nessun commento per il momento da Israele, dove l'ufficio del premier Benyamin Netanyahu ha dato disposizione con una circolare a tutti i ministri del suo governo di non parlare. Poco prima della notizia, il ministro della Difesa Ehud Barak - considerato finora potenziale fautore con Netanyahu di un'azione militare preventiva contro l'Iran - aveva tuttavia assicurato che lo Stato ebraico non considera la guerra "un pic nic" e non intende al momento farvi ricorso.
Convinto che l'Iran rappresenti una minaccia, ma non un pericolo "esistenziale" per Israele, ancora Barak aveva auspicato sanzioni "micidiali" della comunità internazionale contro Teheran, pur mostrando margini di scetticismo al riguardo.

La Francia: "Sanzioni dure" - Dura la reazione della Francia, che sollecita una riunione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu. Il ministro degli Esteri Alain Juppè ha detto a Rfi che "s'impone" una riunione del Consiglio di Sicurezza e ha invocato "sanzioni dure" ."Non possiamo accettare questa situazione che rappresenta una minaccia", ha detto ancora Juppè in un'intervista radiofonica a Radio France Internationale. "Siamo decisi a reagire. Il consiglio dei governatori dell'Aiea deve condannare esplicitamente la condotta dell'Iran e si impone una sessione del Consiglio di sicurezza dell'Onu". Anche il ministro degli Esteri tedesco Guido Westerwelle si è espresso a favore di un inasprimento delle sanzioni contro l'Iran, ribadendo contestualmente il rifiuto di Berlino a discutere di un intervento militare.
La Gran Bretagna, tramite il ministro degli Esteri William Hague ha fatto sapere di essere disponibile ai negoziati con il regime di Teheran: "L'Iran deve cambiare rotta. Vogliamo una soluzione negoziata e abbiamo teso la mano in segno di riconciliazione più di una volta. Siamo pronti ad avere nuovi negoziati, ma solo se l"Iran è pronto a parlare sul serio del suo programma nucleare senza precondizioni".

Gli Usa ipotizzano inasprimento sanzioni, la Russia frena- In un primo momento c'è stato silenzio anche da Washington, con il Dipartimento di Stato che ha fatto sapere di aver bisogno di tempo per studiare il rapporto. Poco più tardi però, un alto dirigente dell'Amministrazione ha ipotizzato un inasprimento delle sanzioni economiche contro Teheran. Di tutt'altro parere la Russia, che ritiene che l'ampia diffusione di informazioni da parte dell'Aiea sul nucleare iraniano miri a minare le possibilità di una soluzione diplomatica perche' alimenta le "tensioni" tra le grandi potenze e l'Iran.
La posizione di Ue e Usa non trova la complicità della Russia. Secondo il vice ministro degli Esteri russo Gennady Gatilov, citato dall'agenzia Interfax, il suo paese non sosterrà nuove e più severe sanzioni contro l'Iran. "Questa soluzione sarebbe vista dalla comunità internazionale come uno strumento per il cambiamento di regime nel Paese. Questo approccio è inaccettabile per noi e la Russia non intende prendere in considerazione tali proposte".

Un esperto straniero ha aiutato Teheran - C'è anche il giallo, che secondo l'Aiea non è più tale, dell'intervento di un esperto straniero. Da indiscrezioni emerse a margine della riunione del board dell' Aiea, si tratterebbe di uno scienziato dell'ex Urss, Vyacheslav Danilenko. Nel rapporto, l'Aiea si limita a dire di avere forti indicazioni che Teheran sia stata aiutata nelle sue attività nucleari da "un esperto straniero che era non solo a conoscenza di queste tecnologie ma che ha lavorato gran parte della sua carriera con questa tecnologia nel programma di armi nucleari del suo Paese".
L'Aiea, insomma, ha messo sul tavolo la sua verità. Forse ancor più pesante e netta di quanto ci si aspettasse. Ma un attacco israeliano all'Iran non sembra dietro l'angolo: la partita si gioca quindi, ancora una volta, sulle sanzioni. Almeno per adesso.