Julian Assange annuncia azioni legali contro le istituzioni finanziarie (Visa e Mastercard) che – secondo lui – sarebbero responsabili di un calo consistente nelle donazioni. In arrivo anche alcune novità tecnologiche, in vista di un prossimo rilancio
Niente più scoop, rivelazioni segrete o documenti scottanti. Almeno fino a quando non cesserà il blocco delle donazioni da parte di Visa, MasterCard e PayPal. Lo ha annunciato il 24 ottobre Julian Assange, fondatore di WikiLeaks, sostenendo che d'ora in poi la sua organizzazione si concentrerà su due obiettivi: la raccolta di fondi e la battaglia legale contro le istituzioni finanziarie che dal dicembre scorso bloccano i flussi di denaro verso il suo servizio. 50 MILIONI PERSI – Come ha spiegato Julian Assange durante una conferenza stampa al Frontline Club di Londra, il blocco, giudicato “arbitrario e illegale”, avrebbe avuto l'effetto di far calare del “95 % le donazioni al sito” mettendo così in crisi la sua capacità di sostenersi. “Le donazioni medie mensili – ha detto Kristin Hraffnson, portavoce di WikiLeaks – prima del blocco erano più 130 mila euro. Ora sono 6-7 mila euro”. Secondo le stime dell'organizzazione - che si basano sulle donazioni ricevute nelle 24 ore precedenti l'introduzione del blocco (circa 130 mila euro) moltiplicate per 365 giorni – la decisione di MasterCard e Visa sarebbe costata al sito tra i 40 e i 50 milioni di dollari. “In tutto questo tempo – ha detto Assange – siamo sopravvissuti grazie alle nostre riserve”. Nel 2010, secondo quanto comunicato a suo tempo dalla Wau Holland Foundation, l'organizzazione che gestisce i finanziamenti del servizio delle gole profonde, il sito ha incassato oltre 1 milione e 300 mila euro.
POCHI MESI DI VITA – Se la situazione provocata dal blocco – che Assange ha definito “motivato da ragioni politiche” - continuasse, WikiLeaks non potrebbe andare avanti oltre la fine di quest'anno. Per questa ragione il servizio, che ha lanciato una nuova campagna di finanziamenti con un nuovo video, si concentrerà ancora di più su altre forme di raccolta fondi come sms, bonifici bancari, assegni, contanti e anche merchandising. Allo stesso tempo WikiLeaks sta contemplando l'avvio di azioni legali contro il boicottaggio in Islanda, Danimarca, Australia oltre ad un procedimento già iniziato presso l'Unione Europea.
Guarda il video della nuova campagna di finanziamento di WikiLeaks:
UN NUOVO SISTEMA – Nel corso della conferenza stampa Assange ha anche annunciato una novità tecnologica del sito. Il 28 novembre prossimo, in occasione del primo anniversario del cosiddetto Cablegate, WikiLeaks varerà un nuovo sistema online per la raccolta di documenti riservati. Si tratta – ha specificato – di un sistema sicuro che prevede “dei meccanismi per resistere a un attacco all'intero sistema di sicurezza di Internet lanciato negli ultimi anni da agenzie di intelligence e gruppi criminali”. Secondo l'ex hacker australiano, al momento non esisterebbero in rete connessioni sicure perché le agenzie di intelligence “hanno infiltrato” le autorità di certificazione, ovvero quei soggetti che consentono la trasmissione sicura e crittografata delle informazioni. Per questa ragione, ha aggiunto, meccanismi analoghi per la ricezione di documenti “messi a punto da soggetti come Al Jazeera o il Wall Street Journal non sono affidabili”. Vero o meno, al di là dell'effettiva portata di queste affermazioni il ripristino di un sistema di sottomissione di materiali via Web costituisce un passo importante per WikiLeaks visto che da un anno ormai il servizio non accetta più di ricevere documenti attraverso il sito.
ORGANIZZAZIONE - Assange ha anche fornito qualche informazione sullo stato attuale dell'organizzazione. Al momento – ha fatto sapere rispondendo ad una domanda dei giornalisti - lo staff di WikiLeaks, che nell'ultimo anno ha subito un rimescolamento a causa di defezioni e scontri interni, sarebbe di 20 persone. Nel caso di progetti particolarmente importanti, ha aggiunto, “possiamo raggiungere anche 800 volontari”. Riguardo all'entità delle forze su cui può contare, tuttavia, il servizio degli informatori non è mai stato molto preciso, almeno stando a quanto dichiarato da Daniel Domscheit Berg, ex portavoce del sito. Nel libro di memorie scritto dall'informatico tedesco allontanato dal progetto per diverbi con Assange si legge che “il numero ufficiale di volontari è stato, per usare un eufemismo, grottescamente esagerato”.
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