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Donne, blogger e rivoluzionarie. Sembra questo l'identikit delle favorite per il premio Nobel per la Pace 2011, che sarà assegnato a Oslo venerdì 7 ottobre. "La Primavera araba è senz'altro il tema favorito di quest'anno", conferma Kristian Berg Harpviken, direttore dell'Istituto di Ricerca per la Pace (Prio). E quindi i due nomi che circolano con insistenza sono quelli di Esraa Abdel Fattah e Lina Ben Mhenni. Egiziana la prima, tunisina la seconda. La Fattah è la co-fondatrice del Movimento 6 aprile, nato su Facebook e promotore delle giornate di Piazza Tahrir. Secondo Harpviken il ruolo dell'attivista è stato fondamentale per mantenere la linea non violenta nella rivolta egiziana.

La Mhenni, invece, con il suo blog "A Tunisian girl" ha sfidato il regime di Ben Alì dando voce alla Rivoluzione dei gelsomini. Lo storico Asle Svenn ha proposto un premio congiunto per le due coraggiose ragazze nordafricane: "Sono due musulmane moderate, sono donne ed entrambe hanno utilizzato i social network come collante per le rivoluzioni" ha spiegato. E questo sarebbe in linea con i dettami della Commissione che deciderà a chi assegnare il Nobel dal momento che il premio deve "essere al passo coi tempi e avere un impatto sugli sviluppi politici". Motivi che hanno spinto la commissione assegnatrice a far vincere Barack Obama nel 2009 e il dissidente cinese Liu Xiaobo lo scorso anno.

Nel gioco dei possibili vincitori è spuntato anche il nome di Aung San Suu Kyi, politica e attivista birmana, già premiata nel 1991 e liberata nel novembre 2010 dopo oltre vent'anni di detenzione. La lista dei candidati per il 2011 comprende 241 nomi ma per prassi non viene rivelata per i successivi 50 anni. Ma nonostante questa segretezza, osservatori ed esperti da tutto il mondo giudicano molto probabile un omaggio alle rivolte che hanno liberato i paesi nordafricani.