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di Nicola Bruno

Mentre il governo di Assad continua a reprimere con la violenza le proteste di massa che agitano la Siria dalla scorsa primavera, un nuovo progetto 2.0 prova a tenere alta l’attenzione sulle violazioni dei diritti umani. E questa volta c’entrano poco YouTube, Facebook e gli altri strumenti di denuncia dal basso, ma tutto gira intorno ad una tecnologia spesso dimenticata dagli attivisti digitali - il satellite - che dalla Guerra Fredda in poi ha sempre giocato un ruolo centrale nelle operazioni di contro-spionaggio.

OCCHI PUNTATI SULLA SIRIA
- Nell’ambito del progetto Eyes on Syria, la divisione statunitense di Amnesty International ha pensato di chiedere aiuto alla rete per monitorare meglio gli abusi contro i civili a Damasco e dintorni. L’appello è stato raccolto da The Standby Task Force, organizzazione che riunisce oltre 600 crisis mapper, volontari che usano le mappe online e i social media per raccogliere e organizzare le informazioni in contesti di crisi. E’ stato questo gruppo, ad esempio, a realizzare la Lybia Crisis Map per il coordinamento degli aiuti umanitari in Libia.

COME FUNZIONA - Ai volontari è stato chiesto di analizzare le immagini satellitari ad alta risoluzione raccolte durante il mese di settembre in Siria. Grazie ad una piattaforma di divisione dei compiti online (crowdsourcing), ciascun crisis mapper può scegliere quali immagini analizzare tra quelle messe a disposizione. Lo scopo è trovare segnali sospetti che possano poi essere collegati a episodi di violenza avvenuti nel paese. Tutti i casi individuati vengono segnalati su una mappa interattiva, attraverso una specifica etichetta (tag): “abitazione bruciata”, “veicolo militare in area residenziale”, “potenziale cecchino su un palazzo”, “checkpoint”. Fino al 19 Settembre, sono stati classificati oltre 2000 casi sospetti.

CONTRO-SPIONAGGIO 2.0 - Nelle loro operazioni di contro-spionaggio, le agenzie di intelligence da tempo utilizzano software automatici per analizzare le immagini satellitari. Ma spesso questi programmi non si rivelano del tutto affidabili, mentre l’occhio umano sembra cogliere molti più dettagli. Anche perché - come si può vedere su questo documento condiviso online - spesso gli oggetti da individuare sono poco nitidi.
Subito definito “contro-spionaggio fai-da-te”, il progetto promosso da Amnesty International rappresenta per ora solo un esperimento per valutare l’effettiva utilità di questa tecnologia. Sul lungo periodo l’ambizione è di incrociare i dati raccolti attraverso le immagini satellitari con le denunce che arrivano dagli osservatori presenti nel paese. Se, ad esempio, viene riportata una sparatoria nel centro di Damasco, si può mettere a confronto questa informazione con i dati raccolti dal satellite e così scoprire che in quel momento esatto su quella strada c’era checkpoint o un dispiegamento fuori norma di forze militari.

I PRECEDENTI
- Non è questa la prima volta che Amnesty International ricorre alle tecnologie satellitari per le proprie operazioni di denuncia.  “Eyes on Syria” fa parte di “Science for Human Rights”, un più vasto progetto di monitoraggio delle violazioni dei diritti umani attraverso strumenti più precisi e scientifici. I primi test sono già stati condotti Zimbawe, Libano, Chad, Sudan per mettere a confronto le immagini prima e dopo episodi di violenza.
Anche l’attore George Clooney ha finanziato un progetto dal nome Satellite Sentinel per mappare gli abusi contro i civili nel nuovo Sudan del Sud. Lanciato nell’ottobre del 2010, l’iniziativa ha già portato allo scoperto diverse storie che sarebbero altrimenti sfuggite ai media internazionali.