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I numeri del conflitto libico

"Muammar Gheddafi è in Libia e sta dirigendo la lotta contro gli insorti". Lo afferma all'agenzia Reuters il portavoce del Colonnello, Moussa Ibrahim, aggiungendo che le forze lealiste sono ancora ben armate e pronte a combattere per mesi. Ibrahim ha poi puntato il dito contro la Nato, sostenendo che i bombardamenti della notte scorsa su Sirte hanno provocato 354 morti e 700 feriti, oltre a 90 dispersi. I missili avrebbero colpito un albergo e una zona residenziale. Solo nella città natale di Gheddafi si conterebbero 2000 morti negli ultimi 17 giorni, secondo le stime del portavoce lealista. "Gheddafi parla alla gente, dà indicazioni, discute, sta attento a tutti gli aspetti della resistenza", ha aggiunto Ibrahim.

E proprio dalle truppe lealiste sabato 17 è arrivata una violenta controffensiva a Bani Walid, con lancio di razzi contro gli insorti. L'attacco dei lealisti ha colpito una postazione dei ribelli a pochi chilometri dal centro della città. Sotto le esplosioni e le raffiche di mitra le ambulanze hanno trasportato diversi copri di combattenti feriti o morti nell'attacco.

Si combatte ancora, dunque. Ma intanto il Paese cerca di tornare alla normalità. Migliaia di studenti hanno fatto ritorno in  classe per il primo giorno di scuola. Molti studenti, sulle ali dell'entusiasmo per la caduta del regime, si sono presentati in classe sventolando il tricolore degli insorti, mentre altri hanno intonato slogan e canzioni rivoluzionarie, come riporta l'emittente 'al-Arabiya'.

Sulla guerra in Libia si è espresso anche Ayatollah Ali Khamenei, guida della rivoluzione iraniana, in un discorso alla nazione. "Se gli Usa e la Nato non fossero intervenuti militarmente, il movimento popolare contro il regime di Gheddafi avrebbe raggiunto più tardi i suoi obiettivi, ma non vi sarebbero state le irreparabili perdite inflitte da tale intervento tra i civili", ha affermato l'Ayatollah.