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Almeno 21 civili sono stati uccisi e decine di altri feriti nel quartiere di Raml al Janubi a Latakia, sulla costa mediterranea siriana, da sabato 13 agosto teatro di un'offensiva delle truppe del regime del presidente Bashar al Assad. Lo riferisce un bilancio dell'Osservatorio
siriano dei diritti umani, ribadendo che il quartiere è sotto attacco anche dal mare, con un cannoneggiamento di navi da guerra.
L'esercito e le forze di sicurezza siriane - riferisce l'Osservatorio- sono entrati in forze a Sakba e Kamouriya ed hanno proceduto ad vera e propria "campagna di arresti". Il convoglio, precisa l'Osservatorio in un comunicato, era composto da "una quindicina di camion, otto veicoli di trasporto militari e quattro jeep". "Sono stati uditi colpi d'arma da fuoco in entrambe le zone", riferisce l'Osservatorio aggiungendo che a Sakba sono state tagliate le linee telefoniche.

Il governo turco intanto non esclude  un intervento internazionale in Siria nel caso in cui il regime di Bashar al Assad non interrompa la sanguinosa repressione contro il suo popolo e avverte che potrebbe "collaborare" se l'azione ottenesse l'imprimatur dell'Onu. Lo riferisce un ufficiale turco, dietro condizione di anonimato al giornale 'Hurriyet', secondo quanto riporta l'israeliano Haaretz.
Questo l'ultimatum che, Ankara, alleato sempre più riluttante di Damasco, avrebbe fatto pervenire ad Assad in una lettera scritta dal presidente Abdullah Gul e consegnata martedì dal ministro degli Esteri di Ankara, Ahmet Davutoglu. "Da otto mesi - avrebbe scritto Gul - stiamo cercando di convincere i nostri alleati occidentali (la Turchia è membro della Nato, ndr) a concedere altro tempo ad Assad per attuare le riforme. Siamo stati amici della Siria per quanto abbiamo potuto, ma un regime che non ascolta i consigli di un amico e vicino non può essere amico della Turchia".

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