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(in fondo al pezzo tutti i video sugli scontri di Londra)

di Nicola Bruno

Tutto sembrava essere iniziato su Facebook, quando, poche ore dopo la protesta di sabato per l'uccisione di Mark Duggan, era nato un gruppo che chiedeva di condividere immagini e video per documentare gli scontri fuori la caserma di Tottenham a Londra. La pagina ha aggregato circa 10.000 iscritti, che però - come è emerso nei giorni successivi - hanno utilizzato Facebook solo per commentare gli eventi, mentre si sono affidati ad altri social network per organizzare le proteste estemporanee. Soprattutto dopo che si è sparsa voce che la polizia stava monitorando i social media e la stessa Scotland Yard ha emesso una nota ufficiale in cui spiegava che chi incitava alla violenza su Twitter poteva andare incontro all’arresto.

In realtà, già prima che Twitter e Facebook venissero accusati di avere avuto un ruolo nelle violenze, molti utenti avevano già abbandonato questi due social network a favore di una tecnologia più "riservata", ma altrettanto virale: il servizio di messagistica interno di Blackberry, noto con l’acronimo BBM. Si tratta di un’applicazione presente su tutti gli smartphone prodotti da RIM che permette di inviare Sms di gruppo in maniera gratuita a tutti i contatti in possesso di un Blackberry. Per condividere un messaggio basta inviarsi un codice personale (PIN) che permette di accedere in tempo reale a tutti gli Sms pubblicati. Lo strumento è molto popolare in Inghilterra: secondo uno studio dell’autorità delle telecomunicazioni britannica Ofcom, circa il 37% dei teenager possiede un Blackberry. Il servizio di messagistica di RIM offre maggiori garanzie di riservatezza non solo per il PIN, ma anche perché tutti i dati scambiati su Blackberry sono criptati, ragione per cui nei mesi scorsi diversi paesi hanno minacciato di bloccare l’accesso ai telefonini di RIM per motivi di “sicurezza nazionale”.

E così, già per la manifestazione di sabato, molti messaggi erano iniziati a circolare su BBM. La pratica ha poi preso piede nei giorni seguenti. Il Guardian è stato tra i primi a riportare un messaggio BBM diffuso Domenica 6 Agosto che diceva: “Incontriamoci nel centro di Londra, ad Oxford Circus. I negozi saranno sfasciati, venite e prendete quello che volete (gratis)”. Sempre il Guardian ha avuto accesso ad un altro messaggio inviato prima degli scontri in un’altra zona: “Riuniamoci alle 4 in punto alla stazione di Enfield”. E così anche per le proteste organizzate in altri quartieri di Londra, come documenta uno screenshot di messaggi pubblicati su Twitter (molti dei quali sono stati poi cancellati).

Quando Lunedì 8 Agosto i principali quotidiani hanno pubblicato articoli sul ruolo dei BBM è però arrivata subito la risposta di RIM che ha annunciato di voler collaborare con le autorità. Ancora non è chiaro, comunque, quali dati RIM vorrà condividere con la Polizia. Un ufficiale della Metropolitan Police ha dichiarato di “non avere affatto familiarità con i BBM”, confermando invece le operazioni di monitoraggio di Twitter e Facebook.

La protesta, intanto, continua.