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di Gabriele De Palma


Estate di polemiche e di iniziative legislative in materia di diritto d'autore sul web. E non solo in Italia, dove la nuova bozza di regolamento proposta dall'Agcom che ha suscitato molte polemiche sarà in consultazione pubblica. E se in Francia si registrano le prime conseguenze della legge Hadopi, che prevede la disconnessione degli utenti che scaricano illegalmente dalle rete, negli Stati Uniti è stato appena siglato un accordo tra operatori Internet e industria dell'entertainment che somiglia alla legge transalpina e conferma una tendenza di questi ultimi anni: la collaborazione, almeno formale, tra Internet service provider e detentori dei diritti d'autore per combattere il download illegale.

DA TRE A SEI COLPI
- Se la Hadopi d'oltralpe è anche nota come “3 colpi e sei fuori” (theree strikes), quella americana si merita l'appellativo di legge “sei colpi”. In Francia la norma, sostenuta fortemente dal governo Sarkozy, prevede infatti che agli utenti che sono sospettati di scaricare materiale protetto da diritto d'autore senza autorizzazione ricevano tre avvisi prima di essere sanzionati, sull'altra sponda del Pacifico le notifiche saranno il doppio e dunque i navigatori a stelle e strisce avranno più tempo per ravvedersi. Ma non è l'unica differenza. Diversamente da quanto accade a Parigi - dove l'invio degli avvertimenti spetta ad una commissione apposita, l'Hadopi appunto – in America a mandare le segnalazioni agli utenti saranno i principali fornitori di connessione (At&t, Comcast, Time Warner Cable, Verizon e Cablevision System) che lo hanno promesso alle associazioni industriali che rappresentano musica, cinema e televisione.

COSA PREVEDE L'ACCORDO - L'accordo americano Usa resta per ora vago sulle conseguenze che subiranno gli utenti sordi alle richieste: si va da un rallentamento nella velocità di connessione alla sospensione del collegamento, fatti salvi i servizi di emergenza come il 911 e l'assistenza medica. Diversi osservatori hanno però sollevato perplessità su alcuni punti dell'accordo. Da una parte infatti, gli Isp hanno promesso di non violare la privacy degli abbonati: non spieranno tramite tecnologie di deep packet inspection i comportamenti online dei propri clienti, né riveleranno i loro nomi senza una preventiva richiesta di un giudice. D'altra parte, però, l'accordo non prevede particolari strumenti per difendere il navigatore da eventuali accuse ingiustificate e le major di cinema, musica e tv, potranno liberamente scandagliare le reti p2p alla ricerca di indirizzi Ip che presumibilmente condividono contenuti d'autore.

LE REAZIONI
– Anche per questo, nonostante l'avallo dell'amministrazione Obama, molti osservatori sono preoccupati. Alcuni sostengono che le sanzioni dopo i richiami saranno effettivi anche solo sulla base delle segnalazione di associazioni di categoria, cioè senza bisogno di passare da un tribunale. Altri ricordano come la connessione alla rete sia stato recentemente sancito dal Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite come un diritto universale. Sul fronte opposto, prevedibilmente, plaudono all'accordo non solo le major d'oltreoceano e i loro omologhi europei (tra cui l'italiana Fimi) ma anche il manager degli U2, Paul McGuinness, che ha scritto un editoriale sulle colonne del Telegraph dicendosi convinto che la collaborazione degli operatori Usa è un importante passo verso la vittoria sulla pirateria. Tuttavia, fanno notare alcuni proprio le minacce più gravi, la disconnessione o il deterioramento della velocità di trasmissione dati, potrebbero essere un boomerang per gli operatori. Infatti, nonostante il numero di soggetti e la enorme quota di mercato rappresentata dai firmatari dell'accordo, ci sono provider minori che non hanno siglato il patto e potrebbero trarre un notevole vantaggio competitivo da questa mossa, sottraendo clienti insoddisfatti ai più noti concorrenti.