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di Carola Frediani

Addio zaini in spalla. In Corea del Sud gli studenti dovranno portarsi solo tablet e telefonini a scuola; il resto sarà sulla nuvola. Entro il 2014, infatti, tutti i materiali educativi per le elementari verranno digitalizzati; mentre entro il 2015 l’intero curriculum scolastico del Paese passerà attraverso computer, smartphone e tavolette. Il ministero dell’Educazione ha infatti annunciato un investimento da 2,4 miliardi di dollari per creare un ambiente in cui gli alunni possano studiare in modo più interattivo, accedendo ai contenuti in qualsiasi momento e luogo. Proprio come si fa oggi con il software che sta sulle nuvole di server. È il modello del cloud computing applicato al sistema scolastico di un Paese: un’operazione mai tentata prima e che in un certo senso poteva compiere solo la Corea del Sud.

In effetti alcuni istituti della nazione asiatica stanno già usando notebook in classe, ma qui si tratta di passare in un sol colpo a un tablet per ogni studente, con sovvenzioni per i più disagiati, creando nel contempo una biblioteca virtuale dei manuali e dei libri di testo. E già si rincorrono le voci che a beneficiarne, oltre ai ragazzi, potrebbe essere Samsung: il produttore coreano - con il suo Galaxy Tab, rivale dell’iPad - è infatti in pole position per aggiudicarsi parte della commessa.

Di certo, la decisione di Seul riporta alla ribalta la discussione sull’efficacia educativa di simili strumenti tecnologici. In passato gli esperimenti di questo genere non sono sempre stati positivi: l’adozione del Kindle, l’ereader di Amazon, da parte di alcuni campus americani era stato un fallimento. E non è chiaro se i tablet possano fare meglio. C’è chi sostiene ad esempio che i loro schermi sarebbero troppo piccoli per le esigenze di apprendimento dei ragazzi.

Ad ogni modo la Corea del Sud ha tutti i requisiti, tecnologici e culturali, per riuscire nell’operazione. Oltre il 97 per cento delle abitazioni hanno una connessione a banda larga che è la più veloce al mondo, con una media di 34 Megabit al secondo effettivi contro, per dire, gli 11 degli Stati Uniti o i 5 dell’Italia. Il che per la verità ha prodotto anche fenomeni, come la dipendenza da internet o da videogiochi, ancora poco diffusi in altri Paesi industrializzati, tanto da spingere le autorità coreane a mettere il coprifuoco per i minori online.

Effetti collaterali che non hanno comunque inciso sui piani del governo, il quale vuole portare la velocità di connessione di tutte le abitazioni a un Gigabit al secondo entro la fine del 2012. Un progetto pilota è già in corso in cinque città: il costo per una simile manna di bit è di circa 27 dollari al mese per cliente. Tutto ciò aprirebbe le porte a servizi evoluti che richiedono ampie disponibilità di banda: giochi e videoconferenze in alta definizione, tv in 3D, video on demand. E probabilmente anche a forme più avanzate di e-learning, in cui i libri di carta faranno la parte di un ricordo un po’ sbiadito. O delle foto ingiallite custodite nel cassetto della nonna.